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Egitto: attentato contro polizia, è strage
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Un'autobomba ha devastato la notte scorsa la sede di una direzione della sicurezza egiziana nel Delta del Nilo, provocando 14 morti (tra i quali otto agenti) e almeno 130 feriti, e distruggendo almeno per ora, residue possibilità di future ricomposizioni del quadro politico in Egitto con tutte le forze politiche.

Il governo si è subito lanciato ad accusare dell'attentato i Fratelli Musulmani, condannati anche dalla gente del quartiere, secondo la testimonianza di giornalisti stranieri. "La Fratellanza è stata dichiarata dal primo ministro Beblawi un'organizzazione terroristica", ha annunciato nel primo pomeriggio la televisione di stato egiziana. L'annuncio potrebbe portare alla decisione di bandire la Fratellanza dalla scena politica egiziana, ora all'esame di una speciale commissione.

Il crollo di un'ala del palazzo di cinque piani, al centro della città di Mansoura, 100 km a nord del Cairo, sede del dipartimento di polizia, ha irritato la popolazione, cosìm come i danni ad altri edifici e negozi circostanti, oltre che a decine di automobili nella strada.

Un giovane ha arringato la folla contro i Fratelli Musulmani, che nell'opinione comune si sarebbero vendicati della deposizione il 3 luglio, sotto forte pressione popolare, del presidente Mohamed Morsi, responsabile di aver deluso le aspettative di chi lo aveva eletto un anno fa. "Non faranno più alcuna manifestazione - ha gridato il comiziante - adesso ci occuperemo noi di loro", con riferimento alle proteste quotidiane organizzate dalla Fratellanza in tutto l'Egitto per ottenere il ritorno di Morsi alla presidenza.

Sulle effettive responsabilità dell'attentato, che naturalmente i Fratelli Musulmani hanno respinto in un comunicato da Londra, il ministro dell'interno, Mohamed Ibrahim, ha annunciato un'inchiesta immediata. Nei giorni scorsi sono continuati senza sosta arresti di dissenzienti dalla linea del governo in carica, nominato dall'esercito. Per il 14 e 15 gennaio è in calendario un referendum sulla nuova Costituzione egiziana.

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