SECONDO ME
Dadò: "Inchieste sì, ma indipendenti e credibili"
"Dopo tutto ciò che è accaduto in Ticino in questi ultimi anni, le Istituzioni uscite malconce non possono più permettersi che su vicende così delicate rimangano dei dubbi di parzialità"
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Di Fiorenzo Dadò (opinione pubblicata su LaRegoone di sabato 3 ottobre) *

Il 19 agosto questo giornale, con un articolo di Marino Molinaro, aveva portato alla luce un elemento che cambiò profondamente la lettura del triste caso del docente delle Medie di Giubiasco oggi rinviato a giudizio alle Assise criminali: nell’arco di dieci anni sarebbero state inoltrate alla Direzione di sede più segnalazioni riguardanti comportamenti ritenuti molesti e predatori nei confronti di colleghe, oltre ad altri episodi problematici durante cene e uscite scolastiche. Da queste dichiarazioni nacque una domanda di grande portata che oggi non può più essere elusa: che fine hanno fatto quelle segnalazioni? Ora che il docente è stato rinviato a giudizio alle Assise criminali con accuse gravissime, il Consiglio di Stato sembrerebbe intenzionato ad aprire un’inchiesta amministrativa nei confronti di non noti dipendenti dell’Amministrazione. Bene. Un passo inevitabile e necessario, anche per la tutela dei dipendenti stessi, della scuola e quindi delle Istituzioni.

Tuttavia, come si è già visto nel passato, non basta aprire un’inchiesta: bisogna anche farla bene. E soprattutto bisogna fare in modo che risulti credibile. I punti che andranno chiariti sono diversi e anche molto pesanti. Ad esempio, la consigliera di Stato Marina Carobbio ha dichiarato in Gran Consiglio che, prima dell’arresto, né la direzione del DECS né la Sezione dell’insegnamento medio avevano ricevuto segnalazioni sul docente. Tuttavia, sempre su questo giornale, abbiamo appreso una ricostruzione un tantino diversa, in riferimento a quanto sarebbe stato detto durante una riunione con dei docenti a fine agosto. Versione, ad onor del vero, successivamente contestata dai vertici del DECS. È evidente che questo come altri aspetti non potranno essere lasciati nel limbo ma dovranno essere chiariti celermente. Una delle prime cose che andrà accertata è dunque proprio questa: sono state fatte veramente delle segnalazioni? A chi? E quindi, chi sapeva? Che cosa sapeva e da quando? Ed è proprio qui che entra in gioco il problema della credibilità e dell’indipendenza dell’inchiesta.

Abbiamo già visto questo film e non ci è piaciuto per nulla. Nel caso dell’ex funzionario del Dss condannato per violenza carnale, gli accertamenti disposti dal Governo al suo interno conclusero che l’Amministrazione aveva agito bene e correttamente. Fu solo grazie all’avvio di un’inchiesta indipendente attraverso un audit esterno, voluto dal Gran Consiglio dopo due anni di polemiche, che si arrivò a conclusioni ben diverse: errori, carenze, informazioni non trasmesse e documenti mancanti, furono solo alcune delle gravi lacune riscontrate. Le risultanze, contrariamente ad altri audit effettuati da vari organi istituzionali negli ultimi anni, rimaste secretate furono presentate pubblicamente dalla Commissione della gestione nell’aula del Gran Consiglio, dando la possibilità ai giornalisti di effettuare liberamente le loro domande all’esperta che aveva effettuato le verifiche. Proprio quell’audit si soffermò sull’aspetto della credibilità e raccomandò di rafforzare il principio dell’indagine amministrativa esterna e indipendente, in particolare quando sono in gioco violazioni dell’integrità personale o questioni delicate, come in questo caso e nel caso che scosse la Magistratura.

La trattazione del grave caso del funzionario del DSS condannato per violenza carnale fu una lezione di serietà e di stile da parte del Gran Consiglio che non può essere dimenticata, ma che deve fungere d’esempio per tutti i poteri dello Stato confrontati con dei casi delicati. Dopo tutto ciò che è accaduto in Ticino in questi ultimi anni, le Istituzioni uscite malconce non possono più permettersi che su vicende così delicate rimangano dei dubbi di parzialità, trincerandosi poi nel silenzio secretandone le risultanze. Per evitare in modo assoluto questo modo non credibile di affrontare i problemi, è necessario che il controllore non abbia un benché minimo legame con il controllato, pertanto vanno coinvolte persone indipendenti, competenti e senza legami con le strutture chiamate in causa. Infine, nella più completa trasparenza, le risultanze andrebbero sempre rese pubbliche. In questo caso del docente rinviato a giudizio dopo le presunte segnalazioni non si tratta di trovare per forza una pistola fumante o di mettere in croce qualcuno.

Si tratta soprattutto di capire, attraverso un’inchiesta indipendente e credibile, se i campanelli d’allarme hanno davvero suonato, chi li avrebbe sentiti e perché, eventualmente, nessuno è intervenuto in tempo. È anche dalle risposte trasparenti, tempestive e al di sopra di ogni sospetto – che si danno a queste tristissime situazioni – che passa la credibilità dello Stato. Credibilità che oggi, ancor più dopo le note vicende, è purtroppo assai compromessa.

* presidente Il Centro

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