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Caraibi: Gran Bretagna paghi danni per tratta schiavi
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La schiavitù in quello che era l'Impero britannico fu abolita 180 anni fa, ma gli attuali sudditi di Sua Maestà verranno chiamati a rispondere per le colpe dei loro antenati. Una coalizione di Stati dei Caraibi, fra cui la Giamaica, stanno iniziando una campagna e una battaglia legale per chiedere dalla Gran Bretagna indennizzi per la tratta degli schiavi condotta fino al 1833 nell'Oceano Atlantico.

Secondo il Sunday Telegraph, il gruppo di Paesi già prepara lo scontro in tribunale. Si è affidato allo studio legale di Londra Leigh Day, una garanzia in questo tipo di contenziosi: ha già ottenuto dal governo del Regno Unito 20 milioni di sterline per i kenyani torturati dai britannici nella ribellione Mau Mau degli anni Cinquanta.

Sempre secondo il domenicale, questo mese verrà stilata una prima lista di richieste, fra cui risarcimenti miliardari e una dichiarazione di scuse ufficiali, non solo al Regno Unito, ma anche a Francia e Olanda, altri due Paesi europei coinvolti nella tratta.

"I colonizzatori britannici hanno deturpato i Caraibi", ha detto Verene Shepherd, a capo del comitato giamaicano per le riparazioni, che parla addirittura di "crimine contro l'umanità". "I loro discendenti devono ora pagare per quei danni", ha aggiunto. Secondo Shepherd, se i proprietari hanno ottenuto un indennizzo quando venne abolita la schiavitù lo stesso deve avvenire per gli schiavi e quindi i loro discendenti.

Le riparazioni potrebbero essere veramente alte se si considera la portata economica di quel tragico fenomeno. I commercianti britannici dalla metà del 18esimo secolo trasportarono più di tre milioni di persone dall'Africa occidentale alle Americhe, superando in questa attività portoghesi e olandesi. Secondo gli studiosi dell'Università di Birmingham, il lavoro non pagato degli schiavi avrebbe generato qualcosa come 4000 miliardi di sterline e quei profitti servirono per la costruzione della moderna Gran Bretagna.

Grandi numeri ma le possibilità di vittoria sono pochissime se si considerano i precedenti. Nel 2004 i discendenti degli schiavi africani fecero causa ai Lloyds di Londra, ma senza successo. Alcuni Paesi dei Caraibi si sono rivolti all'Onu, ottenendo attenzione ma niente di più. Gli avvocati a cui si è affidata la Giamaica e gli altri Paesi dicono di voler portare il caso di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja.

Dal canto suo il governo britannico già in passato si è più volte scusato per quanto fatto dai propri antenati, ma ha anche aggiunto che non c'è modo di pagare per errori commessi nei secoli precedenti. In proposito non ha cambiato idea David Cameron, nonostante sia emerso che il premier discenda da uno schiavista.

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