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Steven Green, l'ex soldato americano condannato cinque anni fa per la strage di una famiglia in Iraq è morto suicida in carcere.
28 anni di Midland in Texas, l'ex militare, trovato privo di conoscenza in una cella di una prigione federale a Tucson in Arizona, è morto due giorni dopo. Altri tre soldati protagonisti dell'efferato atto di violenza nella casa della famiglia al Janabi vicino a un checkpoint a Mahmoudya sono stati condannati a lunghe pene detentive che scontano nella prigione militare di Leavenworth in Kansas. Potranno chiedere la libertà sulla parola nel 2015.
Mahmoudya era stato un massacro dettato da noia e da vendetta, per non lasciare testimoni vivi. Dei quattro era stato Green, condannato nel 2009 a vari ergastoli, uno per ciascuno delle sue vittime, ad aprire il fuoco sulla famiglia dopo essere stato il terzo soldato a stuprare la 14enne Abeer Qassim al Janabi. Durante il processo era stato ricostruito come Green e gli altri tre, dopo un pomeriggio trascorso a giocare a carte, a bere alcol e a parlare di sesso, avessero deciso di stuprare l'adolescente che avevano notato altre volte in passato mentre sorvegliavano un posto di blocco.
Vestiti in abiti civili neri, i militari avevano fatto irruzione nella casa uccidendo i genitori e la sorellina di Abeer per poi violentare a turno la ragazza, che Green aveva poi ucciso a colpi di AK-47, sparandole in faccia e poi bruciando il corpo.
Il fattaccio risale al 2006. Una giuria del Kentucky, la stessa che lo aveva riconosciuto colpevole, non era riuscita a mettersi d'accordo tre anni dopo se l'imputato meritasse l'esecuzione. Ogni condanna a morte deve essere frutto del parere unanime dei giurati.