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Nel 2013 sono state 2558 le persone soccorse in situazione d'emergenza nelle Alpi svizzere e nel Giura, contro le 2570 del 2012. I morti sono stati in tutto 151, contro i 152 dell'anno precedente, indica oggi una nota il Club alpino svizzero. Il CAS precisa che negli sport di montagna propriamente detti i decessi sono stati 109 in 99 sinistri.
Questa cifra - rileva il CAS - non comprende le persone che hanno perso la vita in incidenti con mountain bike, deltaplano e parapendio, e neppure quelle sfracellatesi mentre praticavano lo speed-flying o il base-jumping. Essa supera di quasi il 15% il dato del 2012, quando i morti erano stati 95, ma è di molto inferiore a quello del 1011, quando si erano contate 151 vittime.
Tra i 109 morti delle attività di montagna propriamente dette si contano 86 uomini e 23 donne, 64 svizzeri e 45 stranieri. La principale categoria sono gli escursionisti (39), seguiti dagli alpinisti in alta montagna (27) e dagli sci-escursionisti (20). Otto delle vittime praticavano lo sci fuori pista, due la scalata. Fra le restanti 13 figurano anche cinque cercatori di funghi, due cacciatori e un pescatore.
La maggior parte dei decessi, 73, hanno per causa una caduta, mentre 26 sono dovuti a una valanga. Tre persone sono stata colpite da sassi e una dal fulmine. Il cantone con il maggior numero di vittime è il Vallese (43). Seguono i Grigioni (18), il Ticino (12) e Berna (10).
Il numero più alto di morti nel 2013 nonostante la quantità costante di situazioni d'emergenza - scrive il CAS - è dovuto verosimilmente alle condizioni meteorologiche particolari, che hanno creato frequenti di cadute di valanghe d'inverno, uno scioglimento delle nevi molto tardivo sui sentieri di montagna in primavera e all'inizio dell'estate nonché una densa attività escursionistica in luglio e agosto.