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Raffica di guai giudiziari nella repubblica ex sovietica della Georgia per Mikhail Saakashvili, l'ex presidente filo-occidentale (e anti-russo) che dopo la sconfitta elettorale del suo schieramento politico vive negli Usa. Convocato in patria per essere interrogato su casi di presunta corruzione, ma anche nell'ambito dell'inchiesta sulla morte in circostanze sospette nel 2005 dell'ex primo ministro georgiano Zurab Zhvania, Saakashvili non sembra avere alcuna intenzione di presentarsi: e Washington ha già lasciato intendere di volerlo proteggere.
"Nessuno è sopra la legge, ma avviare molteplici inchieste simultanee su un ex presidente suscita inquietudini", ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Marie Harf, evocando possibili "motivazioni politiche" da parte di istituzioni giudiziarie liquidate come "fragili".
A Tbilisi, un deputato a lui fedele si è spinto da parte sua a evocare un ipotetico complotto giudiziario legato alla rovente polemica scatenata da Saakashvili contro Vladimir Putin sulla crisi ucraina.
Salito al potere nel 2003 sull'onda della cosiddetta Rivoluzione delle Rose - con la defenestrazione di Eduard Shevardnadze - Saakashvili è rimasto in sella una decina d'anni predicando lotta alla corruzione, incentivando la cooperazione economica con l'Occidente e invocando un avvicinamento della Georgia all'Ue e l'adesione alla Nato. Ma è stato anche accusato di tendenze autoritarie e ha portato il Paese alla disastrosa guerra del 2008 contro la Russia per l'Ossezia del Sud.
Freddo con Mosca e apertamente ostile a Putin, è a sua volta considerato dal Cremlino una 'marionetta' degli Usa.