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Visita Obama in grande stile, ma non decolla accordo Usa-Giappone
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La visita di Stato di Barack Obama in Giappone all'insegna del concetto di "omotenachi", la sacra ospitalità nipponica, assicura Tokyo sul sostegno americano nel braccio di ferro con la Cina sulla isole Senkaku/Diaoyu, ma non riesce a sbloccare lo stallo sul negoziato di libero scambio.

Da Tokyo il presidente Usa ha lanciato messaggi alla Corea del Nord e alla Cina, che dovrebbe premere di più su Pyongyang per favorire il processo di denuclearizzazione.

Malgrado il confronto serrato, ripreso con l'impegno sui maggiori sforzi concordato da Obama e il premier Shinzo Abe nel summit bilaterale di oggi, i risultati attesi non sono arrivati.

"Abbiamo fatto progressi, ma i problemi da risolvere ci sono ancora", ha ammesso in serata uno stremato Akira Amari, ministro delle politiche economiche e fiscali che segue il dossier dal lato nipponico, dopo l'ennesimo round con la controparte Usa, il ministro del Commercio, Michael Froman. Il nodo resta su auto e prodotti agricoli: ci saranno altri colloqui operativi, ha detto Amari, e in piena notte si sono moltiplicate le voci che, prima della partenza di Obama per la Corea del Sud, possa maturare la dichiarazione sui "sostanziali passi in avanti".

Obama, nella conferenza stampa congiunta con Abe, ha rilevato che si è "più vicini all'intesa" sul Trans-Pacific Partnership, l'iniziativa Usa che coinvolge 12 Paesi e che vuole essere la prova della centralità dell'area Asia-Pacifico nelle strategie americane. "È il momento per misure coraggiose", ha incalzato.

Il Giappone, quanto agli aspetti pratici, vuole mantenere le tariffe su cinque categorie di prodotti (riso, frumento, carne di manzo e maiale, zucchero e latticini), mentre gli Stati Uniti spingono per tenere le tariffe sui veicoli, tra le principali voci dell'export nipponico, il più a lungo possibile.

Il presidente americano, dopo l'intervista allo Yomiuri, ha ufficializzato, come mai fatto in passato dagli inquilini della Casa Bianca, che "l'art.5 del trattato Usa-Giappone di reciproca cooperazione e sicurezza copre tutto il territorio amministrato dal Giappone, incluse le isole Senkaku", oggetto del contenzioso con Pechino che le rivendica col nome di Diaoyu.

"Non sto tracciando una 'linea rossa', ma dicendo che la visione americana che non è mutata": le controversie vanno risolte "col rispetto del diritto internazionale e del dialogo" e non con la forza dove "il più grande" prevale sul più piccolo.

A stretto giro la risposta di Pechino: "la Cina si oppone con decisione all'inclusione delle isole nel trattato di sicurezza", ha ribattuto Qin Gang, portavoce del ministero degli Esteri.

Obama, però, ha espresso anche la sua 'visione' sui rapporti con la seconda potenza economia del pianeta. "Si tratta di un Paese fondamentale per la regione e il mondo intero. Vogliamo continuare ad incoraggiare la sua ascesa pacifica, ma ciò che abbiamo anche sottolineato è che tutti abbiamo responsabilità" sulle regole di base nelle relazioni internazionali.

"La mia speranza è che la Cina continui a impegnarsi con noi e gli altri Paesi della regione". A partire dalla Corea del Nord, dato che il pressing di Pechino è "di cruciale importanza per la denuclearizzazione". Obama non si è detto ottimista su un cambio di rotta del regime di Pyongyang nel prossimo futuro.

Lavorando con Giappone, Corea del Sud e, naturalmente, Cina, gli Usa possono esercitare più pressione in modo che "in qualche frangente finiscano per prendere un corso diverso". Domani Obama sarà a Seul, altra tappa strategica per rassicurare l'alleato sui propositi del Nord su un quarto test nucleare.

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