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Palestinesi: Abu Mazen assicura, nuovo governo rifiuterà violenza
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Il nuovo governo palestinese di unione nazionale "respingerà violenza e terrorismo", ma non riconoscerà Israele in quanto stato ebraico. Questa la linea politica dettata oggi, dopo la riconciliazione con gli islamici di Hamas, dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmoud Abbas) nel suo intervento davanti al Consiglio centrale palestinese a Ramallah.

Linea però bocciata all'istante dal governo d'Israele, che in una nota diffusa in serata ha accusato Abu Mazen di aver dato "il colpo di grazia" al processo di pace indicando condizioni negoziali che il premier Benyamin Netanyahu ha ripetutamente rifiutato.

Il presidente palestinese ha spiegato che sarà l'Olp a trattare con Israele e non il nuovo governo, da lui presieduto e composto da tecnocrati. Tuttavia ha sottolineato che questo è il solco. E sul riconoscimento di Israele come stato ebraico - chiesto con insistenza da Netanyahu - ha obiettato che il riconoscimento d'Israele avvenne all'epoca degli Accordi di Oslo e che non c'è bisogno di aggiungervi oggi alcun predicato.

Poi - secondo i media - non ha escluso la possibilità che i negoziati con Israele, in scadenza a fine aprile ed ora sospesi dallo stato ebraico dopo l'accordo Anp e Hamas, possano essere estesi come hanno reclamato nelle scorse settimane gli Usa e il segretario di stato John Kerry. Ma a un patto: che siano congelate le nuove colonie ebraiche in Cisgiordania e a Gerusalemme est, liberati i palestinesi in carcere in Israele e il governo Netanyahu accetti di entrare nel merito dei confini del futuro Stato di Palestina. "Come riavviare i colloqui? Non ci sono per noi ostacoli, ma - ha detto, citato dai media - i 30 prigionieri devono essere liberati".

Sulle critiche all'accordo con Hamas - considerata organizzazione terroristica oltre che da Israele anche Usa e Ue - Abu Mazen ha replicato che anche lo Stato ebraico ha negoziato in fondo un'intesa con la fazione islamica al potere a Gaza, durante la presidenza di Mohammed Morsi in Egitto, per ottenere il cessate il fuoco. Quindi - davanti ai responsabili palestinesi che torneranno ad incontrarsi domani - l'affondo sui confini del nuovo stato palestinese. "Sul tavolo (del negoziato) presenteremo la nostra mappa: per tre mesi discuteremo la nostra mappa. In questo periodo, fino a che non ci sarà l'accordo, ogni attività sulle colonie deve cessare completamente".

Ma la risposta di Israele non si è fatta attendere: tutte condizioni poste, questa la replica, che Abu Mazen sa che non possono essere accettate. "Nel suo discorso il presidente dell'Anp - ha recriminato una fonte governativa israeliana anonima, citata da Haaretz - ha riciclato condizioni come il congelamento delle costruzioni a Gerusalemme (est) o la negoziazione preliminare dei confini, nonostante gli avessimo già direttamente chiarito ancora una settimana fa che queste richieste restano per inaccettabili".

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