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Aborto di siriana respinta: indaga giustizia militare
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Il Corpo delle guardie di confine (Cgcf) ha deciso di affidare alla giustizia militare il caso della richiedente l'asilo siriana che al settimo mese di gravidanza ha abortito a Domodossola (I) dopo il rimpatrio dalla Francia verso l'Italia attraverso la Svizzera. L'operazione era gestita dallo stesso Cgcf, in ossequio alle regole per i cosiddetti "casi Dublino". Il codice penale militare è assolutamente analogo a quello civile, ha riferito all'ats il portavoce della giustizia militare Martin Immenhauser.

La famiglia della donna ha accusato i collaboratori del Cgcf di non avere reagito alle richieste di assistenza medica avanzate durante il rimpatrio. Dall'inchiesta interna, immediatamente avviata dal Corpo, è emerso che "non è possibile escludere un errore". Per tale motivo e per via della gravità delle accuse il Cgcf ha deciso di affidare il caso alla giustizia militare, si legge in un comunicato diramato oggi pomeriggio dall'Amministrazione federale delle dogane.

"Sarà designato un giudice istruttore che dovrà determinare se debba essere aperto un procedimento penale", ha detto Immenhauser.

La vicenda della 22enne è stata resa nota l'altro ieri da media italiani e dalla televisione svizzerotedesca (SRF). La donna faceva parte di un gruppo di 36 migranti che il 4 luglio scorso era partito con un treno notturno da Milano diretto a Parigi. Al confine franco-elvetico di Vallorbe (VD) è stata respinta assieme agli altri dalle autorità francesi e affidata a quelle svizzere per il rinvio in Italia, lo Stato dello Spazio Dublino dove i migranti avevano inoltrato la prima richiesta d'asilo.

In Svizzera, durante il tragitto di ritorno, la donna avrebbe avuto forti perdite di sangue. Il marito che era con lei ha affermato a SRF di aver più volte chiesto aiuto, ma le autorità svizzere non avrebbero reagito. Al suo arrivo a Domodossola, la siriana si è accasciata al suolo, è stata soccorsa e ricoverata in ospedale dove una bambina è nata morta.

Il medico italiano che l'ha curata ha criticato le autorità elvetiche e in particolare ha affermato alla televisione che "se la donna fosse stata aiutata in Svizzera si sarebbe potuto evitare la disgrazia".

In Italia il caso è finito in parlamento: il deputato Enrico Borghi (Partito democratico) ha reso noto di aver presentato un'interrogazione al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, affinché sia fatta luce sulle responsabilità e sull'attuazione delle norme internazionali.

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