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Italia: cristiana sudanese Meriam arrivata in Italia
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Finisce l'incubo per Meriam: la giovane cristiana sudanese di 26 anni condannata a morte nel suo paese - all'ottavo mese di gravidanza - per apostasia, è libera ed è arrivata stamattina a Roma.

La donna, con il marito e i due figli - tra cui Maya nata due mesi fa in cella - è giunta con un volo di stato italiano all'aeroporto di Ciampino, dove l'attendevano il premier Matteo Renzi con la moglie Agnese ed il ministro degli Esteri Federica Mogherini.

Oggi "è un giorno di festa", ha detto il premier, sottolineando il lavoro "straordinario" del viceministro degli Esteri Lapo Pistelli nella vicenda. E proprio Pistelli ha lasciato intendere anche la possibilità che Meriam incontri il papa.

Dopo la condanna a morte per apostasia e a 100 frustate per adulterio (per aver sposato un cristiano) inflitta il 15 maggio scorso, la giovane era stata messa in cella insieme al piccolo figlio di 20 mesi con una sentenza shock che aveva suscitato l'orrore e la mobilitazione del mondo intero facendo scattare molte iniziative internazionali per la sua liberazione.

Un dossier, quello di Meriam, su cui dal primo momento si è mobilitato anche il governo italiano con il premier che ha citato il caso della ragazza sudanese anche nel suo discorso di apertura del semestre Ue.

Nella prima udienza, quella in cui gli era stata inflitta la condanna a morte, il giudice si era rivolto all'imputata chiamandola con il nome arabo, Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah, chiedendogli di convertirsi nuovamente all'Islam. "Io sono cristiana e non ho commesso apostasia", fu la replica della donna che gli costò la condanna a morte e la carcerazione. Il 27 maggio Meriam, in cella, ha dato alla luce una bimba in condizioni durissime: "Ha partorito in catene", aveva spiegato il marito, che è anche cittadino americano, avanzando preoccupazioni di possibili conseguenze per la salute della bimba.

Il 23 giugno la Corte d'appello sudanese ha poi deciso la liberazione della donna. Che però è stata fermata nuovamente il giorno dopo insieme al marito e al loro legale mentre si trovava all'aeroporto - mentre con i bambini tentava di lasciare il paese con destinazione Stati Uniti - per un "controllo dei documenti". Rilasciata per la seconda volta, con la sua famiglia, si è poi rifugiata all'ambasciata americana a Khartoum, dove ha ricevuto il passaporto che le ha permesso oggi di lasciare il Paese diretta come prima tappa in Italia, dove resterà un paio di giorni prima di raggiungere New York.

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