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Il politologo: "Ecco che campagna elettorale è stata: più importanza ai candidati che ai partiti, più soldi, più social, e sulle presunte frodi..."
Oscar Mazzoleni: "Se i risultati sono serrati il voto per corrispondenza rischia di mettere in dubbio la legittimità dell'esito. Vittoria o sconfitta di Lega e PLR si misureranno su vari elementi"

LOSANNA – Les jeux sont faits, le urne si stanno riempendo e rien ne va plus. Arrivati ormai a conclusione di questa campagna, forse una delle più lunghe e dispendiose, stiliamo un bilancio di questo periodo pre-elettorale con Oscar Mazzoleni, docente di scienza politica all’Università di Losanna e responsabile dell’Osservatorio della vita politica regionale.

Secondo lei è stata una campagna troppo lunga e un po’ noiosa?
“Non è facile reggere una campagna così lunga e suscitare un interesse nel pubblico fino all’ultima fase. Anche se si spendono molti soldi. Da questo punto di vista, il tasso di partecipazione rappresenta un test importante”.

A caratterizzarla sembrano esser stati più i personalismi che i temi, insomma poche idee per una campagna più dell’apparire che del dire.
“È prevalsa, forse ancora di più rispetto alle recenti tornate, la centralità dei candidati rispetto ai partiti. Quest’ultimi, soprattutto quelli maggiori, sono rimasti quasi sempre sullo sfondo, ritenendo, a torto o a ragione, che sia meglio presentarsi attraverso i candidati, piuttosto che come partito, focalizzandosi sui suoi valori e la sua agenda”.

Fra gli attori hanno fatto la loro comparsa anche nuovi movimenti, tra cui La Destra: cosa pensa di questa operazione? 
“La lista ha espresso la volontà di ricomporre un’area di destra che ha finora fatto fatica in Ticino a presentarsi come tale, al di fuori dei partiti storici e della Lega. Vedremo se riuscirà a pesare in modo significativo già nel momento dello scrutinio, giocando l’ago della bilancia nell’elezione del Consiglio di Stato”.

Pensiamo alla comunicazione, questa è stata la prima campagna ‘social’, con un massiccio uso di queste piattaforme. Che presa hanno secondo lei? Sono mezzi efficaci per avvicinarsi a elettori sempre più disincantati dalla politica?
“L’uso dei social non è nuovo. Ma in questa campagna si è imposto maggiormente; e come è nella natura dei social, si è rinnovato e diversificato. Rimane però difficile capire l’efficacia elettorale dell’uso del social rispetto al faccia a faccia e al santino. Per questo, molti candidati sono stati spinti a moltiplicare gli sforzi, non disdegnando nessun canale o modalità a disposizione”.

Alla luce dei casi di presunta frode emersi nelle ultime ore, ritiene che il voto per corrispondenza sia pericoloso per eventuali manipolazioni di schede?
“Anche nel passato, senza voto per corrispodenza, le frodi non sono mancate. Tuttavia, con queste nuove modalità di voto, e soprattutto se i risultati finali sono serrati, è più elevato il rischio di porre in dubbio la legittimità dell’esito elettorale”.

È stata una campagna eccessivamente dispendiosa a suo avviso, considerato che in palio ci sono seggi nel Governo e nel Parlamento di una Repubblica di 300'000 abitanti?
“Se si guarda ad altri cantoni, per le cantonali e per le nazionali, si osserva un crescente aumento delle risorse finanziarie investite nelle campagne. All’aumento dell’incertezza elettorale, partiti e candidati rispondono con maggiori risorse. Ciò apre evidentemente interrogativi sulle conseguenze che questo fenomeno – compresa la sua più o meno chiara regolamentazione - può avere nella competizione e agli occhi dei cittadini.”

Se Lega perde seggio inizierà il suo declino, e viceversa se il PLR non lo recupera?
“Ogni sconfitta apre nei partiti una fase più fluida, dove si misurano i rapporti di forza interna. Non c’è destino segnato a priori. Ne possono sortire rinnovamenti, arroccamenti, divisioni. E molto dipenderà anche da come sarà netta la sconfitta.”

Ma la vittoria di uno o dell’altro partito consiste solo nella riconquista o nella conferma dei due seggi?
“Focalizzare tutto sulla contesa governativa, non deve farci dimenticare che conquistare seggi non significa governare. E per questo la contesa parlamentare è pure fondamentale. Essere partito di maggioranza relativa e poi avere un gruppo parlamentare ridotto complica di molto il lavoro politico.”

Infatti, vi è rischio di un parlamento ancor più frammentato…
“E’ possibile, ma la frammentazione non riguarda solo i rapporti fra i gruppi, ma tende anche ad esprimersi al loro interno, come è successo nella legislatura che si è chiusa da poco. La personalizzazione può portare voti, ma rischia anche di ridurre la capacità di marciare uniti quando si tratta di negoziare e decidere su progetti importanti. Con la nuova legislatura, si capirà se il ritorno di un dibattito allargato sul maggioritario – la novità degli ultimi tempi – permetterà di affrontare questi nodi”.

IB/emmebi

 

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