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I Verdi e il lupo: non tutti la pensano allo stesso modo. Zanchi e Vosti contro il gruppo parlamentare: "Totale mancanza di visione"
"Se proprio dobbiamo scegliere fra chi non far morire, tra una famiglia di agricoltori con le loro bestie e un lupo,...non abbiamo dubbi su chi scegliamo. Per questo motivo abbiamo aderito anche all’Associazione ticinese contro i grandi predatori"
BELLINZONA - Le opinioni divergenti all'interno dei Verdi ormai non sono più una novità. Ma che perfino sulla difesa del lupo ci fossero idee diverse, beh, questo un po' sorprende. Pierluigi Zanchi e Ivano Vosti criticano infatti duramente la posizione assunta dal gruppo parlamentare nella discussione avvenuta lunedì in Gran Consiglio sulla protezione del grande predatore."In qualità di membri del Comitato Cantonale dei Verdi - si legge in un comunicato diffuso dai due esponenti - ci teniamo a distanziarci totalmente da quanto è stato votato dal Gruppo dei Verdi in Gran Consiglio l’altro ieri a sostegno dell'iniziativa della deputata Patrizia Ramsauer (Lega) "Ma il lupo non deve morire". I fatti sono molto chiari e il sostegno dei nostri deputati denota una totale mancanza di visione (soprattutto pratica) sulla questione del lupo e la conoscenza del nostro territorio. In realtà è che non c'è più bisogno di proteggerlo; il lupo è tornato da solo; ora ci sono da proteggere agricoltori e bestie sugli alpeggi"."Ed uno dei problemi di fondo - scrivono ancora Zanchi e Vosti - è che vi sono molte complicazioni e costi per i contadini per farsi risarcire i danni subiti; in pratica è maledettamente difficile ricuperare i soldi della perdita dei capi sbranati; e non è tutto; se ti muoiono delle capre o delle pecore il valore da risarcire non è solo delle bestie sbranate ma tutta la perdita che queste bestie avrebbero fornito durante l'anno sottoforma di latte, formaggini, agnelli o capretti; senza contare che un gregge traumatizzato dall’evento produrrà a sua volta meno latte; la domanda è : "chi difende il lupo, è disposto a pagare anche per questi “danni collaterali”? Inoltre riteniamo paradossale e improponibile il fatto di risolvere il problema recintando gli alpeggi. Su questo punto si denota una totale conoscenza del territorio. C'è poi il discorso di autosufficienza alimentare da prendere in considerazione; e sugli alpeggi non ci crescono mais, patate, soia o pomodori; c'è solo l'erba, che è quella che permette di avere una certa sicurezza alimentare grazie alle bestie allevate. È pure una questione di protezione del paesaggio alpestre, così duramente ottenuto dal lavoro dei nostri avi". "Infine, concludendo, diciamo che se proprio dobbiamo scegliere fra chi non far morire, tra una famiglia di agricoltori con le loro bestie e un lupo,...non abbiamo dubbi su chi scegliamo. È proprio vero che la fame di oggi non è più al stessa di ieri. Per questo motivo abbiamo aderito anche all’Associazione ticinese contro i grandi predatori", termina il comunicato.
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