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"E alla fine ci siamo arrivati... al fondo del sacco"
Dalla crisi di fiducia alla necessità di ripartire, Beatrice Fasana: “Servono persone disposte a rimettere il bene del Cantone davanti al proprio bene”
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E alla fine ci siamo arrivati al fondo del sacco. Il titolo del libro di Plinio Martini, oggi, sembra assumere un significato che va oltre la letteratura: ci ricorda che quando si tocca il fondo, prima o poi, bisogna decidere se rimanerci continuando a raggranellare briciole o cominciare a risalire.

La crisi istituzionale che attraversa il nostro Cantone non è soltanto una questione politica. È una questione di fiducia. Fiducia nelle istituzioni, nella responsabilità di chi le rappresenta e, soprattutto, nella capacità della politica di guardare oltre se stessa.

Un tempo, in Ticino come nella Svizzera che abbiamo ereditato, sembravano più forti valori semplici e oggi forse dimenticati: integrità, onestà, lealtà, senso del dovere, rispetto delle istituzioni e bene comune prima dell'interesse personale. Non erano parole da campagna elettorale, ma una misura concreta della responsabilità pubblica. Erano quei valori che nella Val Bavona di Gori, il protagonista del libro di Martini, bene venivano rappresentati da poche figure : il sindaco, il medico e il prete.

Oggi abbiamo invece una moltitudine di figure ad ogni livello politico troppo occupata a difendersi, a gestire le proprie crisi e, nel caso più grave, a occuparsi delle conseguenze penali che riguardano una singola persona, mentre fuori dalle stanze della politica ci sono problemi veri da affrontare: la crescita del Cantone, il lavoro, i giovani, la competitività delle imprese strapazzata da una situazione geopolitica complicata, la qualità della vita, il territorio, il futuro delle nostre comunità.

Eppure sarebbe profondamente ingiusto pensare che tutto sia perduto.

In Ticino ci sono moltissime persone, a livello comunale e cantonale, politici, funzionari e cittadini impegnati nella società civile, che ogni giorno lavorano con serietà e competenza per il bene della nostra terra. È anche grazie a loro che possiamo ancora guardare avanti.

Quello che manca adesso è soprattutto coraggio: il coraggio di assumersi responsabilità e di dire che così ‘anche basta’. E manca visione: la capacità di immaginare il Ticino che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi e, soprattutto, la determinazione di trasformare quella visione in realtà.

Toccare il fondo può essere una sconfitta. Ma può anche diventare un punto di verità e di ripartenza.

Per risalire non servono nuove parole, né nuovi giochi di potere, né nuove case o giardini a destra o a sinistra. Servono persone disposte a rimettere il bene del Cantone davanti al proprio bene, a ricostruire la fiducia e a tornare a considerare la politica per ciò che dovrebbe essere: servizio, responsabilità e visione.

Se questo è davvero il fondo del sacco, allora abbiamo una sola strada: cominciare a risalire. Insieme. 

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