CORONAVIRUS
Una splendida giornata!
Per la prima volta dall'inizio della pandemia 0 contagi e 0 morti in Ticino. Un grande risultato che ci siamo meritati. Ora il secondo tempo della partita

di Andrea Leoni

Diciamolo con gioia, orgoglio e un filo di commozione: oggi è una splendida giornata! Noi ticinesi ce la siamo meritata, attraversando selve oscure, ore drammatiche, centinaia di lutti, settimane di fatica, rinunce e solitudine.

L’impegno e la determinazione pagano sempre o quasi, prima o poi. Il risultato che tutti noi abbiamo inseguito, oggi è finalmente un dato scolpito nella realtà.

È un giorno di rinascita, in qualche modo. Da dedicare a chi ha combattuto in prima linea nella trincea del fronte sanitario. Ai nostri morti. Agli ammalati che sono rimasti aggrappati alla vita in cure intense e sono sopravvissuti. Ma è anche una giornata da dedicare un po’ a noi stessi, semplici cittadini, per il contributo che abbiamo dato alla causa e per quello che ancora dobbiamo dare.

La giornata di oggi ci insegna che, con il contributo di tutti, è possibile contenere il virus fino a schiacciarlo sotto la scarpa. Per riuscirci, in questa prima fase d’emergenza, abbiamo dovuto ricorrere a misure estreme: il lockdown, la sospensione di alcune libertà personali, la rinuncia a godere in presenza di amicizie e affetti.

Ora dobbiamo essere bravi a tenere il mostro nella gabbia in cui lo abbiamo rinchiuso. Ma dobbiamo farlo con altre armi, sperando che fattori indipendenti dalla nostra volontà, rendano meno intensa la lotta quotidiana nei mesi estivi. Pensiamo in primis al caldo, o a una mutazione del virus che lo renda meno aggressivo o, ancora, a una migliore presa a carico dei pazienti.

Su queste ultime ipotesi noi possiamo solo riporre speranze, mentre sul resto possiamo fare tanto. Il dato odierno è particolarmente rallegrante perché arriva a 14 giorni dalle prime riaperture (parrucchieri, estetisti, centri massaggi) e a 8 dall’uscita del Ticino dalla finestra di crisi, il 4 maggio. Sono numeri a cui possiamo credere. Il prossimo check up - quello vero, sulle maxi aperture dell'11 maggio - sarà tra fine maggio e la prima settimana di giugno. Osservando ciò che accade all’estero, abbiamo constatato come il virus sia capace di colpi di coda o addirittura di rialzare la testa. Sta a noi fare in modo che il dato odierno non si trasformi in un fuoco di paglia o nella più classica vittoria di Pirro. 

Ci sono, infatti, due modi per festeggiare questa giornata. Uno è intelligente, l’altro è molto stupido. Il primo tiene conto di tutta l’esperienza che abbiamo accumulato dal 25 febbraio a oggi, e proprio in base a questo vissuto tiene alto il livello di guardia e di consapevolezza. È proprio quando i contagi sono a 0 che occorre mantenere quella mentalità feroce e vincente che ci ha portato al risultato odierno. Ricordiamoci sempre che quello che accade oggi dipende dai comportamenti tenuti nei venti giorni precedenti.

Il secondo modo di festeggiare, proprio da ingenui cretinetti, sarebbe quello di esultare, dandosi alla pazza gioia, come se la partita fosse vinta. In realtà è solo finito il primo tempo.

Breve cronaca dei primi 45 minuti: dopo la “bambola” che abbiamo preso a inizio gara, dove il Covid19 ha dominato in lungo e in largo, ci siamo chiusi a catenaccio e, con le unghie e con i denti, abbiamo riacciuffato le sorti del match. Poi siamo tornati nello spogliatoio a mettere in atto la strategia per il secondo tempo, correggendo gli errori e con la volontà di rientrare in campo attaccando l’avversario laddove sappiamo già che riusciamo ad arginarlo e a fargli male. 

E allora, distanza sociale, igiene personale e mascherine sui mezzi pubblici, nei luoghi chiusi e quando non riusciamo a mantenere i due metri dal nostro prossimo. Con queste tre misure, che sono come una marcatura a uomo, il virus già va in crisi. Occorre però la concentrazione dei grandi, perché alla minima distrazione, il bastardo ci fa gol.

Poi, tattica. Le tre T: test, tracciamento e trattamento, per spegnere sul nascere i nuovi focolai. Questa strategia va messa in atto in modo sistematico, come un pressing asfissiante all’olandese, facendo capo sia alla tecnologia che, soprattutto, alle risorse umane. L’App è infatti certamente uno strumento importante (e fanno un po’ sorridere i paladini della privacy contro questo strumento che al contempo regalano quotidianamente dati personali a multinazionali come Google, Facebook, Instagram o Wathsapp), ma la differenza continueranno a farla le persone che dovranno individuare e seguire i nuovi pazienti e i loro contatti più prossimi nella quarantena. Non è un caso se i Paesi in cui questo sistema funziona alla grande, hanno proceduto a migliaia di assunzioni. Se anche noi riusciremo a mantenere sotto stretto monitoraggio la diffusione del virus, ogni suo attacco finirà in fuorigioco e noi andremo a segnare un punto.

Inoltre, tutte le precauzioni che sono state adottate per le singole riaperture nei vari settori economici, rappresentano delle barriere al virus che prima del lockdown non c’erano, mentre oggi sì. È un po’ come chiudere le linee di passaggio, fare densità a metà campo, stoppare l’attacco avversario con delle belle diagonali difensive.

Infine, la capacità di adattarsi alla partita cambiando rapidamente schema di gioco. Se dovessero crearsi delle falle, o tutti noi giocatori dovessimo mostrate stanchezza fisica e mentale, abbiamo seminato campanelli d’allarme in grado di allertarci per tempo in modo da tornare a un atteggiamento più difensivo, prima di andare sotto di nuovo.

Se - e come dice la canzone, “sottolineo se” - tutto questo sarà messo in atto con disciplina e nel tempo, è difficile immaginare uno tsunami di ritorno come quello ipotizzato da alcuni scenari accademici. Prima viaggiavamo sull’autostrada del virus con un auto senza freni e inconsapevoli del pericolo. Oggi non è più così. Conosciamo le regole per non andare a sbattere e quando qualcuno  farà un incidente, gli altri veicoli potranno arrestarsi e l’autorità chiuderà la strada e fermerà il traffico. È una grande differenza. 

Oggi inizia il secondo tempo e torniamo in campo con un’altra consapevolezza e una rinnovata forza d’animo. Dobbiamo restare concentrati fino all’ultimo minuto, finché l’arbitro non fischierà la fine - speriamo il prima possibile - o ci rimanderà negli spogliatoi. Perché in autunno potrebbero esserci i tempi supplementari. 

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