CORONAVIRUS
Emergenza Covid, le pagelle di Cavalli: Berset il migliore, Cassis il peggiore. E in Ticino promuove Vitta e De Rosa
L'oncologo ed ex consigliere nazionale: "È scandaloso che un ex medico cantonale sia stato il primo a chiedere un’immediata ripresa delle attività economiche"
TiPress/Alessandro Crinari

BELLINZONA - Berset il migliore, Cassis il peggiore. Mentre il Governo ticinese ha saputo gestire l’emergenza Covid19 meglio del Consiglio federale, e Raffale De Rosa e Christian Vitta sono i ministri che sono “usciti meglio durante questa crisi”. È l’opinione dell’oncologo ed ex consigliere nazionale Franco Cavalli che in un’intervista al portale “Area” affronta vari aspetti dell’epidemia, spaziando dal punto di vista politico a quello sanitario.

 

“Globalmente – dice Cavalli - il governo ticinese ha sicuramente fatto meglio. All’interno del Consiglio federale ci sono state maggiori spaccature e scontri molto violenti. Alain Berset ha dimostrato ancora una volta la sua intelligenza e ha capito la situazione, i due rappresentanti dell’Udc (ndr: Maurer e Parmelin) hanno invece fatto di tutto per limitare al minimo gli aiuti economici e spinto per riaperture rapide, Keller-Sutter l’ho vista poco brillante. Quello che è uscito peggio è sicuramente Ignazio Cassis, perché è scandaloso che un ex medico cantonale sia stato il primo a chiedere un’immediata ripresa delle attività economiche, quando ancora nemmeno l’Udc si spingeva tanto in avanti”.

Alla domanda se durante la crisi alla gente è stata raccontata tutta la verità, Cavalli risponde sostanzialmente sì: "L’unico punto in cui secondo me si è “mentito” è quello riguardante l’utilità della mascherina. Siccome vi era carenza, se ne è sottovalutata l’importanza e si sono esaltati i limiti (pur reali)".

E sui dati dei contagi e dei morti in Ticino afferma che siamo "probabilmente uno dei cantoni in cui si conosce meglio la verità, perché sin dall’inizio (con una serie di controlli incrociati) è stato possibile conteggiare anche i decessi avvenuti nelle case anziani e a domicilio. Il che è anche uno dei fattori che spiega il più alto tasso di mortalità rispetto ad altre parti della Svizzera".

Cavalli parla anche dei costi sanitari e afferma che a livello nazionale “si potrebbe addirittura registrare una diminuzione della spesa globale: le visite di telemedicina costano sicuramente di meno; e poi c’è stato un rallentamento dell’attività ospedaliera, si è rinunciato a tanti esami di laboratorio e infine (aspetto tragico) buona parte delle persone decedute sono anziani con malattie croniche che costavano caro. Se dovessi fare una previsione, i premi dovrebbero diminuire. E in ogni caso, se ci fosse un aumento della spesa globale, il minimo che si può chiedere è che le assicurazioni malattie facciano capo alle loro riserve di 8-9 miliardi di franchi e non aumentino i premi”.

 

L’oncologo allarga infine la visione a livello internazionale e parla del ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità che, tutto sommato, promuove: “Conosco bene l’Oms, perché ci ho collaborato intensamente soprattutto quando ero presidente dell’Unione internazionale contro il cancro – afferma -. In generale, l’Oms avrebbe un ruolo fondamentale come organo supremo della sanità a livello mondiale, ma ha due debolezze: da un lato ha pochi soldi perché i governi gliene danno pochi e si deve appoggiare a privati come Bill Gates, il quale spesso ha un ruolo importante (per esempio nel limitare gli investimenti nelle terapie oncologiche che lui non reputa prioritari); dall’altro il suo funzionamento è reso macchinoso dalle lotte politiche tra i paesi che vi fanno parte. Ne risulta una struttura debole, in generale. Ma in questa emergenza, tenuto conto di questo e del fatto che le incertezze iniziali erano dovute all’incompletezza delle informazioni provenienti dalla Cina, non se l’è cavata male”.

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