Coronavirus
22.01.2021 - 18:310

Dadò: "Il passaporto vaccinale creerebbe cittadino di Serie A e di Serie B. Il vaccino non diventi una discriminante"

Il presidente del PPD si dice stupito dell'intervento di Bertoli a favore della misura su cui stanno ragionando i governi europei. "Potrebbe promuovere un modello di società che ricorda periodi bui della storia"

BELLINZONA - Il tema del passaporto vaccinale sta facendo discutere. Se Manuele Bertoli è assolutamente favorevole, molto più cauto ci va Fiorenzo Dadò, a cui non è piaciuto il modo di esprimersi del Consigliere di Stato socialista.

"Ho letto con un certo stupore l’opinione dell’onorevole Manuele Bertoli sulla possibile introduzione di un passaporto vaccinale per il Covid19 proposto dal primo ministro greco, per il quale lui è favorevole, e ne auspica l’immediata istituzione. Secondo Bertoli questo strumento è una necessità che supera di gran lunga il diritto di libertà individuale e occorre che la Svizzera si attivi per adottare al più presto una disposizione legislativa. Il Consigliere di Stato, per avvalorare la propria tesi di amputazione della libertà, la paragona al divieto di fumo sugli aerei  e l’obbligo di vaccinazione contro la febbre gialla in certi paesi africani come il Ruanda", si legge in un'opione pubblicata da La Regione.

Dadò parla dei vaccini come di un faro nel buio, che lasciano però ancora parecchie domande. Per prima cosa, il fatto che non si è sicuri che chi si vaccina non possa trasmettere il virus ad altri. Restano le incognite su possibili controindicazioni oltre che ora sulle variabili.

Ma il passaporto vaccinale potrebbe certamente cambiare la vita delle persone, in termini di quel che potranno o non potranno fare. La proposta di introdurre un passaporto vaccinale risulta essere problematica per non dire improponibile. "Essa non risolverebbe il problema ma avrebbe come effetto secondario quello di promuovere un modello di società molto pericoloso, che ci ricorda certi periodi bui della storia", è il parere di Dadò, il quale spiega che "in pratica avremmo cittadini di serie A, quelli vaccinati e con la patente per muoversi liberamente, e quelli di serie B, segregati dietro uno steccato di limitazioni, con il divieto di uscire. Per rendere l’idea, la casalinga di Ravecchia non vaccinata non potrà più andare al mercato a Bellinzona ad acquistare le mele, mentre lo potrà fare alla Migros?".

E termina, dopo essersi chiesto se, con chiari di luna simili, il rischio sarebbe che si proponga addirittura di non coprire i costi sanitari di fumatori che si ammalano o di persone in sovrappeso che hanno problemi di salute: "Il vaccino contro il Covid 19 è stato una conquista eccezionale della comunità scientifica ma deve rimanere un diritto e non una pericolosa discriminante; soprattutto dovrebbe assicurare che il virus non circoli più, cosa che oggi né la vaccinazione, né il passaporto vaccinale, come ha dichiarato il direttore medico di Moderna, riescono a garantire".

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