CRONACA
La polemica: due donne, il Mattino e il Falò
Chiara Orelli e Roberta Pantani si confrontano a distanza sul documentario che ha suscitato un vespaio di polemiche

LUGANO – Scomodiamo Cesare Pavese e il suo ultimo romanzo. E nessuno si offenda. Perché anche questa è una storia di paese, il Ticino è pur sempre un piccolo ritaglio di terra Per assonanza con il titolo. Anche se era la luna e non il Mattina e i fuochi erano al plurale. Poi sulla qualità delle trame è una questione di gusti.

Due donne. Due politiche, una ex, istituzionalmente parlando, almeno per il momento. Una socialista, l’altra leghista. Tutte e due sottocenerine: Chiasso e Lugano. Chiara Orelli Vassere e Roberta Pantani. Due blogger di liberatv.ch. Lo stesso tema: il servizio di Falò sulle vittime del Mattino. Ma due visioni opposte, antitetiche.

Chiara Orelli e Roberta Pantani entrambe toccate (e ferite) dalla battaglia che si trascina dall’aprile 2011: da una parte il Movimento di Giuliano Bignasca e il suo giornale, dall’altra gli oppositori della galassia di Bel Ticino. Sia la Consigliera Nazionale leghista, sia Orelli, lo abbiamo detto, sono state personalmente coinvolte. Pantani presa di mira dal finto Mattino e dal finto 10 minuti. La socialista ha lasciato il Gran Consiglio per l’ormai celebre Wikileaks sul papà Giovanni Orelli. 

Ma le analogie finiscono qui. Sul blog di liberatv.ch si sono confrontate a distanza sul documentario di Falò. 

“Ci sono almeno tre cose che ci ha ricordato il servizio di Falò sulle vittime degli attacchi dei giornali della Lega dei ticinesi”, scrive Chiara Orelli mettendo in fila i tre argomenti.  

Leggiamo: “La prima cosa: che certe parole e certe espressioni  non solo descrivono (dicono), ma creano soggettività, individuale e sociale, attorno alla caratteristica o all’insulto che usano. La seconda: più il nemico lo si vede, più è esposto sui media, ridicolizzato e offeso, e meglio è, perché diventa riconoscibile, nella sua stereotipizzazione, e quindi additabile e respingibile. Da vent’anni siamo assuefatti alla sistematica raffigurazione del nemico. La terza: questa martellante reiterazione dell’offesa, dell’ingiuria, della calunnia e dell’irrisione crea ovviamente dolore in chi ne è vittima”. 

Chiara Orelli chiosa senza giri di parole: “Falò ha ricordato queste cose, e ha fatto bene.  

Di tutt’altro avviso Roberta Pantani che nel suo blog ha scritto: “Lo scopo dell’ultima puntata di Falò su quella che non è certo una novità giornalistica, ovvero il linguaggio di una testata che esiste da 22 anni, è stato solo quello di contrastare i consensi di un movimento politicamente non corretto”. 

Argomenta la Consigliera Nazionale leghista: “Risulta difficile credere che, a Comano, l’intento non sia stato quello di dare visibilità a gruppi che non hanno certamente le carte in regola per fare la morale.  È altrettanto difficile credere che non ci sia stato un accanimento poco professionale nell’insistere sulle denunce sporte contro il Mattino in questi anni. Perché, giornalisticamente, queste denunce non significano nulla se i reati contestati sono reati… d’opinione. E dovrebbero tremare i polsi a tutti, quando una televisione pubblica dimentica certi particolari”. 

 “Una tv che ha un preciso mandato pubblico, evidentemente difficile da digerire, visto che compare di rado nel menu offerto ai telespettatori-contribuenti”, graffia Roberta Pantani concludendo il suo post. 

Torniamo all'inizio. A Pavese che nel suo romanzo scriveva: “Che cos'è questa valle per una famiglia che viene dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne”.

Sembra il Ticino, no?

AELLE

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