Pierre Rusconi racconta l'amore per la Grande Mela dopo l'uragano Sandy

LUGANO – Pierre Rusconi a cavallo tra gli anni settanta e ottanta a New York ci ha lavorato come broker. E da allora la cotta per la Grande Mela non gli è mai passata. Tanto da tornarci appena può, tutti gli anni.
Rusconi ha visto le immagini della devastazione dell’uragano Sandy?
“Ho visto, sì. E mi dispiace molto perché è una città ferita a cui voglio bene. Fortunatamente mi pare che la tecnologia, e gli insegnamenti della tragedia di Katrina, abbiano limitato un po’ i danni. Ma vedrete che si rimetteranno in piedi molto in fretta. Dopodomani sarà come se nulla fosse successo”
Perché?
“Perché è una città che ha delle risorse immense e ha la necessità di mostrarsi forte verso il Mondo, soprattutto quello finanziario. E poi ci sono gli abitanti di New York che faranno la differenza”.
Come sono i newyorkesi?
“Sono più elastici di noi europei in tutte le cose. Basta guardare la duttilità che hanno sul lavoro. Gente che faceva il taxista l’anno scorso e quest’anno fa il broker, o viceversa. O magari quelli che sfruttano il fuso orario per andare a lavorare in California il weekand. E poi hanno un senso della comunità che è più forte di quello che abbiamo noi. Nei momenti difficili sono più compatti. Anche se a livello di rapporti sociali noi siamo messi molto meglio. Loro sono molto egoisti. Uniti come comunità ma divisi come singoli. È un paradosso ma è la verità”
Quali sono i luoghi della sua New York?
“Ma sa, è una città che cambia di anno in anno. Quello che hai visto l’anno prima non esiste più l’anno dopo. Comunque amo Central Park, Little Italy e il Village: il quartiere tra Wall Street e la 30esima strada. Una zona che non valeva nulla fino a poco tempo fa, poi ci si è insediato qualche artista, e adesso i prezzi sono esplosi ed è un quartiere stupendo. Diciamo che non frequento Harlem, anche se una volta…”
Cosa è successo?
“Ci sono finito per caso. Avevo appena superato un esame da broker e sul metro mi sono perso nell’euforia della rilettura della valutazione. A un certo mi accordo di essere circondato solo da afroamericani. Scendo e sono ad Harlem, vestito di Armani e con la valigia in pelle. Mi sono seduto sulla panchina in attesa del treno per tornare indietro, circondato da questi ragazzotti che mi squadravano come se fossi un alieno. È stata un’attesa lunghissima…”
AELLE