Il sindacato: "Il giudizio delle Assise Correzionali sul caporalato deve costituire il perno attorno al quale costruire delle contromisure dissuasive efficaci"

LUGANO - La storica sentenza contro il caporalato in Ticino emanata oggi a Lugano dalla Corte delle assise correzionali presieduta dal giudice Rosa Item, scatena le prime reazioni.
In una nota stampa firmata dal segretario Paolo Locatelli, l'OCST afferma che "in un contesto di becera speculazione alle spalle di lavoratori, il dibattimento penale ha saputo fare emergere fatti di estrema gravità in rapporto ad una piaga che - se non drasticamente curata alla radice – disponeva di tutto il potenziale per insinuare nel nostro tessuto economico di un modo di fare impresa che non ci appartiene".
"La sentenza - aggiunge il sindacato - non rappresenta però un punto di arrivo. Abusi sui cantieri da parte di imprese e artigiani si verificano a raffica: il giudizio delle Assise Correzionali deve infatti costituire il perno attorno al quale costruire delle contromisure dissuasive efficaci ad ampio raggio (responsabilità solidale, cauzioni professionali, pratica del subappalto corretta, controlli sui posti di lavoro, sanzioni contrattuali, collaborazione tra enti di controllo)".
"Le parole “caporalato” e “taglieggiamento dei salari” non devono quindi entrare nel vocabolario dell’arte dell’edilizia ticinese", si conclude la nota.