Mini reportage dalla manifestazione che ha portato in piazza i dipendenti pubblici

di Italo Carrasco
BELLINZONA - Le bandiere sventolano fiere in Piazza del Governo. Quelle rosse con la scritta "sciopero" del sindacato VPOD sono tante. Ma anche quelle arancioni dell'OCST non mancano. Molti anche gli striscioni che parlano di un disagio che colpisce tutto l'universo del settore pubblico.
Il Palazzo, austero e imponente, sembra guardare quasi con soggezione tutta quella gente con il fischietto, i cartelli e le spille. Dal palco ogni oratore dice la sua. E sono parole che scaldano più di un vin brulé. Si odono termini come "compagni", "dignità", "diritti"; alcuni occhi, quelli più anziani, si inumidiscono. Quelli più giovani si ringalluzziscono.
La colonna sonora tra un'intervento e l'altro spaziano dal folk-impegnato, a un Jovanotti che mette d'accordo un po' tutti. Non manca Rino Gaetano con "Il cielo è sempre più blu". Ma la musica oggi in piazza a Bellinzona non è riuscita a placare la rabbia. Quando dal palco qualcuno dice "questa è anche una festa" un lavoratore del trasporto pubblico replica "ma che cazzo di festa è? Mi stanno tagliando lo stipendio! C'é poco da festeggiare!".
Facciamo un giro tra i manifestanti per sentire da loro le sensazioni, le motivazioni che hanno portato tanta gente nella capitale. Per sentire quella che i sindacalisti chiamano "la base".
Il primo che incontriamo è Raffaele. "38 anni al servizio dello Stato" ci dice con orgoglio. Lui è un funzionario dell'amministrazione cantonale e in mano ha una bandiera dell'OCST. "Mi sento preso a calci nel sedere. Oggi lavorare per il Cantone è diventata una missione". "Quando sento dire che sono un privilegiato mi viene da piangere. Le condizioni di lavoro sono peggiorate. E la cosa che più fa male è che chi come il Governo dovrebbe riconoscere il nostro sforzo, il nostro impegno, non lo fa". Raffaele nonostante la bandiera OCST dice: "Io oggi avrei scioperato. Ci vuole una dimostrazione forte. Ci vorrebbero altri scioperi".
Più in la ci imbattiamo in un gruppo di docenti delle medie di Bellinzona. Loro oggi hanno scioperato. "Ci vuole coraggio per farlo" ci dicono in coro. Poi chiediamo se si aspettavano di più dal loro ministro. Parte un piccolo dibattito. "Bertoli non ha fatto nulla" dice una docente. Una collega risponde: "Bisogna dargli tempo". "Già ma poteva fare di più per le nostre condizioni di lavoro. Da un socialista mi aspetto di più" ribatte un'atra insegnante. Tutti però concordano: "Se ci fosse stato ancora Gendotti sarebbe stato più facile contrastarlo. Con Bertoli è più complicato". E sul fatto di essere considerati dei privilegiati? "Da chi" chiedono. Da chi non è in piazza e lavora nel privato, dove le misure di risparmio sono anche più violente, diciamo noi. "Pensiamo che la storia dei privilegiati stia cambiando. Molti genitori parlano con noi e si rendono conto che lavoriamo in condizioni difficili".
Giulia e Sabrina invece sono due studentesse dell'Alta scuola pedagogica. "Noi siamo in piazza perché siamo doppiamente preoccupate: per il presente e il futuro" dice Giulia. Sabrina rincara: "da studenti siamo preoccupati per il livello scadente della nostra scuola. Ma anche i segnali che arrivano da chi già fa il mestiere di insegnante non ci fanno intravvedere un grande futuro". Avete parlato di questa mobilitazione a scuola, chiediamo. "No. Il comitato degli studenti non ha preso posizione, e i docenti con noi non hanno parlato. Il problema è che molti nostri compagni non si interessano, così come non si interessano di politica".
In una bancarella c'è il segretario dell'OCST Lorenzo Jelmini al quale chiediamo quale spunto politico bisogna trarre da questa giornata. "Quella di oggi è una dimostrazione di dignità da parte dei lavoratori. Il Governo ora deve capire che bisogna tornare a dialogare perché la gente è stufa di subire decisioni che vengono calate dall'alto. L'importante oggi era far passare il messaggio e con una piazza così penso che il Governo non possa rimanere indifferente, spero capiscano che il disagio è reale".
Verso le 17 la piazza inizia a svuotarsi. I bar servono caffé e bevande calde a go go, testimonianza che anche le manifestazioni creano un indotto. Gli statali continuano a discutere nei locali pubblici di Piazza della Foca. La sensazione è che la mobilitazione per oggi è finita, l'arrabbiatura no.