La morsa della crisi non accenna ad allentarsi. I dati dell'indagine dell'Ustat degli ultimi tre mesi sono impietosi: le difficoltà continueranno

BELLINZONA - È buio pesto per il settore turistico ticinese. Come rileva l'indagine condotta dall'Ufficio di statistica (Ustat) il turismo "seguita a vagare anche nel terzo periodo dell’anno nei cunicoli dei risultati negativi. Lo dimostra l’ennesima contrazione della cifra d’affari, che tra luglio e settembre registra un -9,6% rispetto allo scorso anno".
Stando a quanto riporta il Notiziario statistico, "la dotazione infrastrutturale e il personale impiegato sono giudicati complessivamente in eccesso, e nel corso del trimestre l’occupazione è diminuita. Coerente con il quadro descritto, la situazione reddituale patisce l’ennesimo peggioramento a detta del 58% dei partecipanti, a fronte del 2% secondo cui è migliorata. La situazione degli affari è giudicata cattiva da quasi due terzi degli interpellati, né buona né cattiva dal 35%, e buona solo dal 2%".
E le prospettive sono tutt'altro che rosee. Nessuna regione fa intravvedere uno spiraglio di ripresa. Come scrive l'Ustat, "nessuno spiraglio di luce traspare dall’evoluzione congiunturale delle singole regioni turistiche, ad iniziare dagli operatori siti sulle rive del Ceresio, dove calano sia il fatturato che il volume di attività. L’impiego è giudicato in eccesso, mentre la dotazione infrastrutturale è giudicata adeguata. La situazione reddituale peggiora in un contesto dove la metà degli operatori reputa cattiva la situazione degli affari, l’altra metà né buona né cattiva, e nessuno la giudica buona. Al malessere riscontrato sul Ceresio, si appaia quello degli operatori situati sulle sponde del Lago Maggiore, dove calano la cifra d’affari e il volume di attività. La dotazione infrastrutturale e l’impiego sono valutati eccessivi, la situazione reddituale peggiora e la situazione degli affari è complessivamente ritenuta cattiva. Anche nelle altre zone turistiche del cantone, il cui andamento altalenante nel corso dei periodi passati ha permesso d’intravvedere saltuariamente segnali incoraggianti, si registrano in questo trimestre regressioni importanti in tutti gli indicatori a disposizione".
"Nessuna inversione di tendenza è prevista nel corso dei prossimi tre mesi, periodo in cui gli operatori delle tre zone turistiche sono concordi nell’attendersi nuovi cali della domanda e del volume di attività, e possibili correttivi al ribasso dei livelli d’impiego. A sei mesi è previsto un ulteriore peggioramento della situazione degli affari".
Per quanto riguarda gli alberghi "il comparto conferma in questo terzo trimestre il calo avvertito nel secondo periodo, vanificando così i buoni risultati ottenuti a inizio anno". "Anche i dati relativi la ristorazione indicano il prosieguo della tendenza negativa del comparto. Il fatturato e il volume di pasti e di bibite serviti sono in calo. L’impiego, diminuito nel corso del trimestre, è giudicato ad un livello eccessivo, così come sovradimensionata la dotazione infrastrutturale" si legge nell'indagine congiunturale.
Nonostante i risultati negativi il direttore di Ticino Turismo Elia Frapolli, interpellato dall'Ustat, dice che "al di là dei risultati poco favorevoli è opportuno segnalare i numerosi investimenti in atto nel nostro cantone, a riprova della chiara volontà di modernizzare il settore turistico".