Le Aziende industriali di Lugano escono di scena. L'AET guiderà il progetto di acquisto delle azioni Alpiq. BancaStato garantirà il finanziamento. Poi i comuni riacquisteranno buona parte del pacchetto

BELLINZONA – Sull’acquisto delle azioni della Società elettrica sopracenerina attualmente detenute dall’Alpiq si va avanti. Lo fa sapere oggi il Governo con una stringata nota stampa:
“Dopo aver sentito i rappresentanti delle Aziende industriali di Lugano, dell’Azienda elettrica ticinese e di BancaStato, il Consiglio di Stato ha incontrato nei giorni scorsi una delegazione dei rappresentanti dei 6 maggiori comuni del comprensorio di distribuzione della SES per un aggiornamento sullo stato delle trattative intese ad acquisire le azioni della SES attualmente detenute da Alpiq”.
“Tra le varie ipotesi di lavoro valutate è stata accettata quella più rispettosa degli auspici di tutti i comuni del comprensorio della SES. In accordo gli stessi, AET assumerà inizialmente la guida delle operazioni in vista del subingresso in tempi brevi dei comuni interessati”.
Fin qui la scarna nota stampa, oltre la quale si delinea il seguente scenario. A operazione conclusa i comuni riacquisteranno, una volta ottenuto il necessario consenso politico da parte dei loro organismi istituzionali, la maggior parte delle azioni che acquisirà AET, la quale svolgerà dunque, anche un ruolo di finanziatore.
Anche i comuni parteciperanno inizialmente alla cordata, ma con una piccolissima quota azionaria, quella che possono garantire facendo capo alle competenze finanziarie dei singoli municipi.
Nel nuovo progetto, che ha ottenuto la benedizione del Governo, BancaStato opererà invece esclusivamente come istituto di credito e non deterrà dunque, nemmeno inizialmente (come era previsto nello scenario originario), azioni della Sopracenerina.
Altra notizia importante: le AIL escono definitivamente di scena e non parteciperanno all’operazione, che sarà invece coordinata strategicamente dall’AET, in collaborazione con i comuni. Le condizioni poste da AIL, in particolare la richiesta di svolgere un ruolo di guida strategica nel progetto e di mantenere un importante controllo azionario sulla futura Sopracenerina, non sono infatti state accettate dai comuni del Sopraceneri (Locarno, Losone, Muralto, Minusio, Gambarogno e Biasca).
La questione è stata più volte trattata nelle ultime settimane sul Mattino della domenica, dalle cui colonne il municipale di Lugano Giuliano Bignasca, che siede nel consiglio delle AIL aveva tuonato: "Non intendiamo fare da banca per i comuni del Locarnese e restituire le azioni della Sopracenerina".
Ora c’è tempo fino alla fine di gennaio (l'Alpiq ha concesso un mese di proroga prima di vendere le sue azioni ad altri offerenti di oltre Gottardo) per mettere a punto l’operazione.
Operazione che dovrebbe costare globalmente (a dipendenza del prezzo che verrà fissato per le azioni) tra i 130 e i 150 milioni: 100/120 milioni è il valore delle azioni della SES in mano ad Alpiq; 30/40 milioni serviranno per acquistare le azioni della SES detenute da privati.
L’idea iniziale prevedeva una cordata composta da AET, BancaStato e AIL, ognuna delle quali avrebbe partecipato con una quota di 50 milioni circa. Ma ora, venendo a mancare l’apporto delle AIL, i capitali dovranno essere garantiti secondo il modello appena descritto. Attualmente le azioni della Sopracenerina sono suddivise così: 61% Alpiq, 24% privati, 15% comuni. L’obiettivo è costituire una nuova società con capitale pubblico, controllata dai comuni del comprensorio e dall’AET.
emmebi