CRONACA
Il vescovo: "Ecco le vere apocalisse che viviamo ogni giorno"
Monsignor Grampa sulla tragedia in cui ha perso la vita un 12enne, ieri ad Arbedo: "In queste circostanze più che le parole, si impongono il silenzio, la costernazione, la riflessione sul limite esistenziale dell’uomo. Altro che la fine del mondo!"
LUGANO – È rimasto turbato da quella tragedia. Un bambino di soli 12 anni che muore investito da un’auto mentre percorre una strada buia e senza marciapiede. Ha pensato anche di andare a trovare i genitori, il vescovo di Lugano Pier Giacomo Grampa. Ma vuole prima parlare col parroco. Il piccolo, morto ieri pomeriggio ad Arbedo, abitava a Gnosca. Stava tornando da scuola. Oggi sul sito della squadra dove giocava a calcio, 
 una foto con la scritta "Abe sempre con noi". E un commento in bacheca: "Oggi un ragazzo della famiglia GOL ci ha lasciato troppo presto. Ciao Abe". Abe, così lo chiamavano i suoi compagni. Sul luogo della disgrazia questa mattina c’era un mazzo di fiori. “In queste circostanze più che le parole, si impongono il silenzio, la costernazione, la riflessione sul limite esistenziale dell’uomo – dice il vescovo -. E ci si chiede com’è possibile che ci siano ancora strade senza luce e senza marciapiede in un’epoca in cui le luminarie si sprecano. Ci si interroga sulle strutture che non sappiamo mettere a disposizione”. E prosegue: “C’è qualcosa che è sempre in agguato, che ci supera, che va oltre quello che possiamo prevedere e immaginare. Altro che la fine del mondo! Altro che le fandonie dei ciarlatani. Queste sono le drammatiche apocalisse con cui siamo confrontati ogni giorno”. Sono vicino a questi genitori, conclude monsignor Grampa, con la preghiera e il silenzio. “Spero che possano credere, che abbiano la forza di credere che il loro ragazzo ha compiuto il vero giorno natale”. Anche il parroco di Arbedo, don Italo Meroni, invoca il silenzio: “Cosa si può dire a un'intera comunità colpita da una simile tragedia? Il silenzio, lo stesso che c'era la notte di Natale. È la manifestazione migliore del dolore. Più che le parole vale quel silenzio denso di dolore".
emmebi/IC
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