CRONACA
"In un caso come quello di Daillon gli psichiatri hanno una grande responsabilità"
A dirlo è il medico psichiatra Oralndo Del Don secondo il quale "non possiamo prenderci cura dei soggetti fragili in modo superficiale e poi ributtarli nella società"

BELLINZONA - A poche ore dal dramma di Daillon, il gesto del trentenne sparatore era già definito quello di un folle. Poi la conferenza stampa del Ministero pubblico vallesano ha dato la conferma: il killer è affetto da problemi psichiatrici. 

Alcol, armi da fuoco e psiche disturbata si fondo ancora una volta e tracciano un profilo degli assassini che sconvolge l'opinione pubblica. È stato così per la strage di Newtown in Connecticut, dove il giovane che ha freddato 28 persone non era ubriaco ma era affetto da una forma di autismo. E così è stato per i fatti di Daillon: trentenne, conosciuto dagli psichiatri, possessore di un piccolo arsenale.

Che relazione ci può essere tra una patologia psichiatrica e la violenza che sfocia in drammi pubblici, che coinvolgono persone che in realtà non c'entrano nulla? Lo abbiamo chiesto al medico psichiatra, nonché deputato UDC in Gran Consiglio, Orlando Del Don.

"Non si può affermare che c'è una stretta relazione tra i disturbi di personalità e fatti violenti come quello accaduto in Vallese. Dipende dal soggetto e dalla patologia. Ciò che però uno psichiatra deve e può fare è valutare con gli strumenti della nostra disciplina il rischio di recidiva nel caso di un soggetto che può essere pericoloso per sé e per gli altri. Lo psichiatra deve essere in grado di valutare il rischio soprattutto in relazione alla storia del paziente se ha già dimostrato atteggiamenti pericolosi. Gli esami che dobbiamo condurre sui pazienti ci possono indicare con un buon grado di precisione i rischi di recidiva del soggetto". 

Insomma lo psichiatra ha una grande responsabilità?

"Certo. Una grande responsabilità e noi psichiatri non possiamo nasconderci dietro a un dito. Purtroppo spesso c'è un atteggiamento superficiale nei confronti di soggetti così fragili: li si prende in cura per un determinato periodo e poi li si ributta nella realtà sociale senza preoccuparsene".

Lo sparatore di Daillon era conosciuto agli psichiatri. Non pasta quindi una presa a carico ambulatoriale secondo lei?

"Se uno specialista ha valutato che il soggetto è pericoloso, come medici abbiamo il dovere di non mettere a rischio, oltre allo stesso paziente, anche la popolazione. Una persona così fragile deve essere aiutata attraverso una massiccia presa a carico, con un ricovero prolungato. Vede lo psichiatra non è un medico come gli altri. Per gli altri rami della medicina quando un paziente è guarito o si è fatto il possibile per curarlo, la cartella clinica si chiude. Noi psichiatri invece il paziente ce lo portiamo avanti tutta la vita". 

Quindi voi siete il primo anello in una catena di intervento preventivo che può scongiurare fatti come quello accaduto in Vallese?

"Se c'è il corretto rapporto paziente-psichiatra, prima o poi il soggetto che potrebbe avere atteggiamenti violenti lo confida al suo medico. Se una persona è appassionata di armi, deve sfogare fantasie disturbate, prima o poi lo confesserà al medico che lo ha in cura. E in questi casi il medico ha il dovere di informare le autorità sul pericolo potenziale anche per la popolazione. E questo anche a costo di rompere il segreto professionale".

Ma non può essere solo i singolo medico ad avere questa responsabilità. Non ci vuole una rete di intervento sociale?

"Certamente. In Ticino per esempio, nonostante gli sforzi, gli operatori sociali non dispongono dei mezzi e le conoscenze per la presa a carico di questi soggetti. Le assicurazioni sociali poi, visto che sono pazienti con disturbi cronici, non se ne vogliono occupare. Ma questa tendenza deve cambiare perché il pericolo è l'abbandono di queste persone che poi diventano pericolose per la comunità". 

Quindi tocca anche allo Stato?

"Qualche tempo fa ho inoltrato una mozione al Consiglio di Stato nella quale chiedo di istituire un osservatorio di criminologia, che possa occuparsi anche delle vittime, in collaborazione tra enti privati e pubblici. Vediamo cosa risponderanno. Lo Stato comunque deve dare una risposta, bisogna sapere a chi rivolgersi ci devono essere team di persone preparate". 

Lei è anche deputato UDC. Il suo partito ha sempre difeso il diritto di avere un esercito i cui militi possano avere l'arma in casa. Quando accadono fatti come quello di Daillon il dibattito si riaccende. La Svizzera rimane sempre un paese con un alto numero di armi da fuoco. Qual'é la sua opinione in merito?

"Se uno vuole agire sugli altri il mezzo lo trova sempre, che sia con un arma da fuoco o un coltello o altre armi. Bisogna rivolgere l'attenzione a chi lasciamo le armi e soprattutto è necessario tutelare la popolazione. Ma allo stesso modo la società deve aiutare e offrire assistenza alle persone fragili e aiutarle a farle stare meglio. Possiamo mettere tutti i limiti che vogliamo ma, come nei casi di suicidio, purtroppo capita che il modo di farsi del male lo si trova comunque".

ItaCa

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Open Doors, assegnati i premi ai progetti cinematografici emergenti

10 AGOSTO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Gigio Pedrazzini: "Vi racconto il mio Film Festival. Le finanze, la governance, le radici..."

06 AGOSTO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Hotel Belvedere Locarno, dove il cinema vive oltre lo schermo

03 AGOSTO 2026
MEDICI IN PRIMA LINEA

Medici di famiglia, nasce SMaRTi: "Un modello unico in Svizzera"

02 AGOSTO 2026
LETTURE

“La montagna incantata”: il Monte San Giorgio come non l’abbiamo mai letto

16 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

A San Bernardino apre Piazzetta Brocco, il nuovo salotto nel cuore del villaggio

14 LUGLIO 2026
LiberaTV+

POLITICA E POTERE

La nota del Governo: Zali rinuncia alla responsabilità politica di Polizia e Magistratura

23 LUGLIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026