CRONACA
Futuri docenti che "bigiano": Guerra interroga il Governo
Il deputato leghista riprende la notizia di liberatv.ch sul caso accaduto al DFA, l'ex Alta scuola pedagogica di Locarno

BELLINZONA - Il deputato leghista Michele Guerra riprende la nostra notizia relativa ad alcuni studenti del DFA, l’ex Alta scuola padogagica, che bigiavano un corso obbligatorio facendo firmare ad altri il foglio di presenza. Ha presentato oggi un’interrogazione al Governo chiedendo spiegazioni sul caso.

“In data 29.01.2013 dal portale internet LiberaTV si è appreso che il prof. Alberto Piatti, responsabile della formazione al Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della Scuola universitaria professionale, tramite un comunicato inviato agli studenti e giunto (non sappiamo come) ai media denunciava una situazione venutasi a creare nell'istituto”.

Il professor Piatti scriveva: “Ho purtroppo ricevuto numerose segnalazioni da fonti certe in merito ad irregolarità che si sono verificate nella registrazione delle presenze al Modulo ‘Competenze gestionali e relazionali del docente’. In particolare, sono venuto a conoscenza di persone che hanno fatto apporre la propria firma da altri per figurare presenti”.

In pratica, scrive Guerra, da quanto si capisce, alcuni studenti – probabilmente già docenti a tempo parziale – avrebbero saltato delle lezioni, facendo però firmare ad altri il formulario delle presenze, risultando quindi come presenti. Una cosa che sicuramente è già capitata in qualsiasi altra scuola, ma che non sembra molto costruttiva quando si tratta di futuri docenti.

“Il DFA è già stato al centro di molte polemiche, non certo a causa della presenza di studenti stranieri residenti (presenza ovvia in qualsiasi scuola universitaria) bensì a causa della presunta presenza di studenti frontalieri (quindi potenziali futuri docenti frontalieri nella scuola pubblica ticinese) ed in secondo luogo per le problematiche culminate con le dimissioni della sua ex-direttrice”.

Guerra chiede come mai una comunicazione interna è finita con ampio risalto sui media e se era necessario divulgare al pubblico una cosa del genere. Ovviamente il Consiglio di Stato non gli potrà rispondere granchè.

Porà invece rispondere, forse, alle altre domande: “Chi e quanti sono gli studenti che avrebbero fatto quanto sopra? Frontalieri? Trattasi di un caso isolato? E infine: *Come intende muoversi il lod. CdS per proteggere la reputazione di questo importante istituto minata da queste informazioni?”.

 

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