Una vicenda qualunque di un asilo mancato. Nessun passaporto e le ossa troppo grandi per essere quello di un minore: in mezzo un lungo viaggio dall'Africa a Chiasso

CHIASSO – È una storia qualunque, quella che vi andiamo a raccontare. Senza buoni o cattivi, eroi o delinquenti. Non è un caso irrisolto, non è un caso speciale, non c’è neppure la sfumatura dell’eccezione e meno che mai quella del miracolo.
L’unica vera anomalia è che finisca su un giornale, questa storia. Perché la normalità non è roba per la stampa. Ma infondo, la normalità, è l’unica vera ragione per cui ci siamo messi a scrivere questa storia.
E allora? Allora forse l’unica risposta è che di tanto in tanto affondare il cervello e le mani in una storia normale, riesce ad allargare l’orizzonte di uno sguardo, ad aggiungere elementi al pensiero e alla conoscenza, e persino regalare qualche emozione, chissà.
Chi pensa che questo sia un articolo di controinformazione, buonista, o di stravagante bilanciamento emotivo, si sbaglia. È solo il pezzo di un puzzle da aggiungere a tutti quelli con cui si compone la quotidianità di un mosaico tormentato e complesso: quello dell’immigrazione, degli asilanti, della convivenza tra chi arriva e chi ci è nato, in un posto.
Giovanni, scappato da una città di immigrati
Il nostro protagonista lo chiameremo Giovanni. Usiamo un nome italiano per guardarlo ed ascoltarlo con meno diffidenza, almeno fino alla fine dell’articolo. Tutte le citazioni sono tratte dal dossier che l’Ufficio federale delle migrazioni ha redatto su di lui.
Giovanni è nigeriano, è di etnia Igbo, viene dal sud della Nigeria, da una città di nome Aba, vicina al delta orientale del fiume Niger. Aba ha quasi 700'000 abitanti. La sua economia si basa sull'agricoltura (olio e semi di palma e noci di cola) lavorate poi presso alcune industrie alimentari. Nel tessuto di Aba ci sono anche industrie attive nel tessile, nella chimica e nella farmaceutica. Si produce persino la birra. È una città con gravi problemi ambientali, a causa degli insediamenti industriali che causano anche inquinamento delle acque. E del traffico è meglio non parlare. Ma forse il principale problema di Aba è la sovrappopolazione. Perché è un centro, accento beffardo della nostra storia, che ha dovuto affrontare una fortissima immigrazione, a causa della scoperta di giacimenti di idrocarburi nella zona circostante. C’è sempre un posto dove andare e un posto da cui scappare.
Giovanni è scappato da lì. Per due volte ha presentato domanda d’asilo in Svizzera e per due volte la sua richiesta è stata respinta. Secondo le nostre autorità, la sua storia, la sua condizione, non soddisfa i criteri per ottenere lo status di asilante.
Le ossa troppo grandi per essere un minorenne
È testimone di Geova, non ha mai avuto una professione, e a scuola si è fermato presto. Dichiara di avere 16 anni ma, la radiografia della mano, lo smentisce: “L’età ossea si differenzia significativamente dall’età dichiarata”, si legge nel rapporto medico. Ha più di 18 anni, secondo la medicina.
E anche secondo l’Ufficio federale Giovanni è maggiorenne.
“Che cosa ha da dire?”, gli chiedono i funzionari. “Che non sono maggiorenne. Ho 16 anni”.
È in grado di provare l’età che dice di avere?
“Sì”
Prego, provi l’età che dice di avere.
“Se qualcuno del mio paese potesse portare un documento… ma non c’è nessuno. Non ho nessuno che mi possa aiutare”.
Lei è in grado di provare l’età che dice di avere?
“Se l’ambasciata …”
È in grado di provarlo?
“No”.
Giovanni non è in grado di provarla. Forse perché non è vero e il suo passaporto l’ha gettato via, durante il suo viaggio. Forse perché non lo sa, davvero. O forse dice la verità, perché un passaporto non se l’è mai potuto permettere, come vedremo.
"La vita in Nigeria è nulla. Non ho un posto dove andare"
Dopo la prima domanda d’asilo, Giovanni si ripresenta a Chiasso. Tra la prima e la seconda richiesta d’asilo non è rientrato in patria. E non ha nuovi motivi per riformulare la richiesta.
L’Ufficio federale gli fa presente che potrebbe non entrare nel merito della sua seconda domanda e in questo caso lui dovrà lasciare la Svizzera immediatamente. Gli chiedono: cosa ha da dire in proposito? “Non ho un posto dove andare”, risponde Giovanni.
Quali sono i suoi timori nel caso in cui fosse rinviato in Nigeria?
“La vita è nulla tornando in Nigeria. Non ho un posto dove stare. Non potrei tornare in Nigeria per ricominciare da capo”.
Vuole aggiungere altro?
“Non ho un posto dove dormire, non ho nulla da mangiare”.
Non c’è politica, non c’è mai politica, nel racconto di Giovanni. E neppure violenze tra etnie. C’è disperazione personale, assoluta mancanza di prospettiva. C’è la fame.
Orfano e adottato, senza un'eredità
Ma da dove viene questo ragazzotto dalle ossa troppo grandi per essere un minorenne? Chi sono i suoi genitori? Qual era la sua vita in Nigeria? Perché è scappato dal suo paese?
“Non ho mai conosciuto i miei genitori. Le persone che mi hanno cresciuto, sono decedute in un incidente d’auto. I nomi che vi ho dato sono quelli delle persone che mi hanno cresciuto”, racconta. E aggiunge: “Ho saputo di essere stato adottato solo dopo la morte dei miei genitori adottivi. L’ho saputo dai loro parenti che sono venuti per appropriarsi dei loro beni e mi hanno detto che non potevo ereditare nulla, dato che ero stato adottato”.
Anche per questo, spiega, “non ho mai posseduto un passaporto né l’ho mai richiesto perché non avevo i soldi necessari e poi perché ero minorenne e qualcuno doveva accompagnarmi. Ma non c’era nessuno”.
Il viaggio
In una storia come questa c’è sempre un viaggio. E il viaggio è l’elastico che lega una vita del sud dell’Africa alle nostre vite nel centro dell’Europa.
Racconta Giovanni: “Dal mio paese sono andato a Lagos ho preso una nave veloce che si fermava in alcuni stati, ma non so dove. Sono sceso in un posto e poi con altri nigeriani ho preso un treno per Madrid. Sono rimasto lì per tre mesi e non facevo nulla. Ero dentro una casa che non so dove era, era come un’aula. Fuori c’era un campo da calcio, ma non sono uscito perché temevo la polizia. Poi, insieme ad altri, abbiamo preso un treno e sono arrivato a Parigi. Alla stazione sono stato controllato dalla polizia e trattenuto per ore. Dopo il mio rilascio i poliziotti mi hanno detto di andare in Svizzera. Ho preso il treno per Milano e poi sono tornato a Chiasso”.
Questa è la prima parte del viaggio. In Svizzera, infatti, la domanda d’asilo di Giovanni è respinta. E allora c’è da ripartire, per un luogo più vicino stavolta, e per un ritorno imminente.
“Dopo la prima bocciatura della domanda d’asilo, da Chiasso in treno sono andato a Milano. E lì sono rimasto fino al mio ritorno”.
Perché è tornato in Svizzera? “Perché a Milano ho dormito una settimana alla stazione ferroviaria per una settimana. Un nigeriano poi mi ha ospitato. Questa persona si è poi trasferito in Inghilterra e non mi poteva più ospitare. Non avevo più un posto dove andare e sono tornato in Svizzera”.
Il resto del viaggio di Giovanni non lo conosciamo. Non sappiamo dove sia andato o se abbia fatto ritorno per la terza volta. Se sia vivo o se è morto. Forse è tornato in Nigeria, anche se questa sembra l’ipotesi meno probabile. Con quali soldi? E poi non si torna a casa quando si scappa di casa in quel modo. O forse in Nigeria lo hanno riportato, di forza. Non lo sappiamo.
Come non sappiamo, se gli fosse stato concesso l’asilo, se si sarebbe ben comportato o se sarebbe finito in qualche comunicato stampa della polizia. Tutto quello che non è scritto qui, lo possiamo solo immaginare. Una cosa sola la sappiamo: ossa o non ossa, Giovanni oggi è diventato un uomo. L'ennesima sfortuna.
AELLE