CRONACA
Generali: "Il futuro della piazza finanziaria ticinese? Passa attraverso le elezioni italiane"
L'Associazione bancaria ticinese ha illustrato l'andamento degli affari: nonostante le crisi il settore sembra tenere. Ma il futuro è ancora incerto

VEZIA - Qual'è lo stato di salute del settore bancario ticinese? Nonostante le bufere sembra tenere. È questa la fotografia scattata dall'Associazione bancaria ticinese in collaborazione con il KOF di Zurigo (istituto specializzato nell'indagine congiunturale del settore) che oggi a Vezia ha presentato l'andamento degli affari e dell'occupazione nel 2012. Un moderato ottimismo, sottolineato dal presidente dell'ABT Claudio Generali in apertura di conferenza stampa. "Che le aspettative siano elevate è comprensibile, viste le preoccupazioni sull'andamento della piazza finanziaria. Devo dire che le nostre informazioni vi meraviglieranno in positivo" ha affermato Generali rivolgendosi ai giornalisti.

Certo si tratta di dati e quindi se il rilevamento è effettuato su base scientifica, per la loro interpretazione si entra nel campo dei punti di vista. Ad ogni modo se gli esperti dimostrano che il settore ha sostanzialmente tenuto agli scossoni nel recente passato, è il futuro che pare incerto. Gli analisti non si sbilanciano e non lo fa nemmeno Claudio Generali. Ma è indubbio che per il Ticino e la sua piazza finanziaria ciò che accadrà in Italia è di vitale importanza. "L'eventuale esito in un senso o nell'altro dei negoziati con l'Italia è di fondamentale importanza per noi. Guardando la  campagna elettorale sembrerebbe che il treno e perso. In realtà - ha sottolineato Generali - i negoziati a livello tecnico sono ancora in corso. La decisione però sarà politica. In questo senso vedo - ha detto Generali -  che da ogni versante si accusa di non aver concluso l'accordo il che mi fa presumere che non ci siano delle resistenze insormontabili. Constato che da Grillo a Vendola tutti si sono chiesti perché non si firma l'accordo con la Svizzera".   

Generali: "La nostra palla al piede è il passato"

La piazza finanziaria ticinese ha subito forti scossoni, e questo è un fatto assodato. La pressione internazionale sulla Svizzera in ambito di segreto bancario ha obbligato le istituzioni a reagire. "La nostra palla al piede è il passato. Noi abbiamo un patto da oltre ottant'anni con la clientela onesta: ci siamo impegnati a non pugnalarli alla schiena. È loro che dobbiamo convincere - ha affermato il presidente dell'ABT - Per questo ritengo che il Rubik sia il miglior accordo per tutti. Sono convinto che anche con la Germania si tornerà a discutere perché si sono accorti che non hanno ottenuto molto. Una cosa è chiara -  ha aggiunto Generali - la "Weiss Geld Strategie" è già realtà. In futuro accetteremo solo capitali dichiarati e quindi anche lo scambio di informazioni non sarà più un problema".

Claudio Generali ha inoltre affrontato brevemente il tema dei frontalieri. Gli italiani che varcano ogni giorno il confine per lavorare nelle banche ticinesi è pari a circa il 4% ed è stabile nel tempo. "Purtroppo nonostante continuiamo a ripeterlo, a sentire il dibattio politico sembra che ci siano solo frontalieri. Non è così: il loro numero è stabile".   

I dati: la clientela svizzera dà una boccata d'ossigeno, l'occupazione cala sotto i colpi della crisi

Dopo l'analisi macroeconomica e politica tracciata dal presidente dell'ABT, il direttore Franco Citterio ha illustrato i dati essenziali della radiografia tracciata dall'associazione mantello. " Se da una parte si registra una ripresa dei volumi dei crediti e di retail banking legati alla clientela locale, sul versante della clientela straniera abbiamo un volume di averi in gestione stagnanti nonostante le borse abbiano ripreso a salire. Calo della redditività registrato anche in Ticino" ha detto Citterio.  

Nel nostro cantone sono 61 le banche attive, che contano 6'542 effettivi a tempo pieno, più 844 posti di lavoro garantiti dalle società partecipate. "Società che garantiscono  (quelle controllate come ad esempio B Source). La variazione è negativa: 224 persone in meno, pari al -2,9%. Ma cosa ha causato la contrazione del volume degli affari e del personale? I principali motivi, secondo lo studio condotto dall'istituto KOK, sono la crisi finanziaria internazionale, l'apprezzamento del franco svizzero rispetto a euro e dollaro, gli effetti dell'amnistia fiscale italiana, in generale gli accordi internazionali con le relative pressioni segreto bancario, l'aumento del carico amministrativo, la diminuzione dei capitali amministrati e l'esternalizzazione dei servizi bancari.  

In futuro le analisi congiunturali riguardanti il settore bancario ticinese saranno fornite a scadenze regolari. Un termometro che permetterà di avere un quadro più preciso sullo stato di salute della piazza finanziaria che rimane fondamentale per il benessere del cantone. Basti pensare che secondo gli ultimi dati dell'Ufficio federale di statistica, nel 2010 l'apporto del ramo servizi finanziari (banche, gestori patrimoniali, assicurazioni) al PIL cantonale è del 10.9%, pari a 2,3 miliardi di franchi e gli occupati sono il 6,8% dell'intera manodopera.  

 

ItaCa

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