CRONACA
Regazzi: "Ambrosetti sostiene i salari minimi? Sono sorpreso, pensavo fosse una bufala"
Il vice presidente dell'AITI non condivide le posizioni del presidente della Camera di commercio che appoggia l'iniziativa dei Verdi: "Non è lo Stato che deve stabilire i salari, è un'ingerenza"

GORDOLA - L'adesione del presidente della Camera di commercio Franco Ambrosetti all'iniziativa "salviamo il lavoro in Ticino" dei Verdi era già nota negli ambienti padronali da qualche giorno. Una firma pesante che non ha mancato di sollevare più di una perplessità tra i membri delle associazioni del mondo economico. Come ci conferma il vice presidente dell'AITI e consigliere nazionale Fabio Regazzi che abbiamo raggiunto al telefono. "Ne ho parlato proprio qualche sera fa con il direttore della Camera di commercio Luca Albertoni e in quell'occasione ho espresso tutta la mia perplessità. Anzi in tutta franchezza sono rimasto molto sorpreso dalla posizione di Ambrosetti, non me l'aspettavo dal presidente - dice Regazzi che aggiunge - Non riesco a capire cosa lo abbia spinto a fare un passo del genere e inizialmente pensavo fosse una bufala. Devo dire che questa sorpresa segue quella che ho provato quando ho saputo che Laura Sadis nutre simpatia per l'iniziativa che chiede 4'000 franchi per tutti". 

Fabio Regazzi insomma non nasconde un certo fastidio nei confronti delle recenti prese di posizione di Franco Ambrosetti e, entrando nel merito, spiega: "Riconosco che c'è l'esigenza di reagire per combattere l'indecenza di salari da 2'000-2'500 franchi, non sono di certo io a difenderli. Ciò che però trovo sia sbagliato è la via dei salari minimi imposti dallo Stato: è un'ingerenza che non trovo giusta di principio. Ritengo che il dialogo tra le parti sociali, la contrattazione, sia ancora la via più efficace e che ha portato comunque a risultati soddisfacenti".

"Certo l'iniziativa dei Verdi mi sembra più ragionevole rispetto ai 4'000 franchi per tutti chiesti dai socialisti - afferma Regazzi - tuttavia dalle informazioni che ho potuto raccogliere, ne canton Giura dove un'iniziativa molto simile è stata accettata, si sta ponendo un problema di applicazione". Ma il no di Regazzi, imprenditore nell'industria metalmeccanica, ai salari minimi stabiliti per legge passa anche attraverso un altro aspetto: "Contrariamente a quanto sostiene Ambrosetti, penso che con queste iniziative si corre il rischio che la cura sia peggio della malattia. In Ticino siamo confrontati con la pressione che arriva dall'Italia dove di lavoro non ce ne. Inoltre bisogna dire che i ticinesi non sono disposti a fare certi lavori. Introdurre i salari minimi come proposto dalle iniziative vorrebbe dire rendere il nostro cantone ancora più attrattivo per i frontalieri che se già adesso corrono per salari indecenti, non oso pensare cosa succederebbe se venissero aumentati". 

Infine per Fabio Regazzi c'è un'altra considerazione da fare: "Sono cosciente che c'è un problema che riguarda i salari, ma stiamo comunque parlando di una minoranza di lavoratori. Parliamone, se ne discuta insomma, ma senza esagerare. Poi, pensando alla controparte, fare una battaglia per chiedere che sia lo Stato a stabilire salari minimi è una sconfitta per i sindacati". 

 

ItaCa

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