CRONACA
Padroncini, l'OCST preoccupata avverte: "Il padronato ticinese sia più trasparente"
Il sindacato propone alcune misure per contrastare il fenomeno ma invita tutte la parti coinvolte ad approfondire il problema e non lasciarsi trasportare solo dal malcontento

LUGANO - Il fenomeno dei lavoratori distaccati preoccupa anche il sindacato OCST che sullo scottante tema prende oggi posizione in un lungo e articolato comunicato stampa. Nel documento il sindacato cristiano-sociale però, oltre a formulare alcuni suggerimenti rivolti all'autorità politica, invita tutte le parti a una più approfondita analisi del fenomeno. 

Non basta quindi solo lamentarsi, per l'OCST è necessario anche sgomberare il campo dalle ipocrisie di coloro che da una parte denunciano un'invasione di padroncini e dall'altra ne approfittano dando i lavori in appalto per ragioni puramente economiche. Di seguito vi proponiamo alcuni stralci della prese di posizione sindacale. 

"La dimensione assunta dal lavoro distaccato (ditte e lavoratori autonomi con sede oltre frontiera che vengono afornire prestazioni lavorative nel nostro Paese) è tale da avere innescato nelle ultime settimane rinnovate eallarmate espressioni di preoccupazione. Oltre ad una significativa compressione dei loro spazi di attività, le ditte locali si sentono sottoposte ad una concorrenza, della quale è difficile garantire la correttezza. Spiccano, tra le prese di posizione, la lettera dell’Unione delle Associazioni dell’Edilizia (UAE) al Consiglio di Statoe, in ambito politico, alcuni atti parlamentari presentati in Gran Consiglio" premette l'OCST.

Una ascesa costante

Complici, da un lato, l’andamento favorevole dell’edilizia allargata che ne è il terreno privilegiato e, dall’altro, le difficoltà economiche nelle quali si dibatte l’Italia con il conseguente interesse ad operare in Ticino, si è assistito in questi ultimi anni ad un inarrestabile incremento del lavoro distaccato.

Circoscrivendo lo sguardo all’ultimo quinquennio, le sole notifiche riguardanti lavoratori distaccati dipendenti sonopassate da 5.244 unità nel 2008 a 9.116 unità nel 2012, con un incremento di oltre il 70%. Vi si aggiungono poi le notifiche riguardanti lavoratori indipendenti che, con un aumento di oltre il 90%, sono passate da 1.942 unità nel 2008 a 3.714 unità nel 2012. Complessivamente le notifiche per lavoro distaccato (dipendente e indipendente) sono oggi vicine a 13.000 unità annue, ponendosi su un livello quasi doppio rispetto a cinque anni orsono.

Le prestazioni fornite nell’ambito del lavoro distaccato si aggirano attorno a 400.000 giornate di lavoro, ciò che equivale a circa 1700/1800 lavoratori a tempo pieno (anno 2012). E’ inoltre fonte di viva preoccupazione la verifica di un trend in ulteriore massiccia crescita proiettata per fine del corrente anno sulla base dei primi quattro mesi del 2013.

Un settore particolarmente sotto pressione

L’impatto del lavoro distaccato si concentra in particolare sull’edilizia e sui rami affini (più del 60% del lavoro distaccato interessa quest’area). Il numero maggiore di notifiche si rileva nei rami seguenti: metalcostruzioni,falegnamerie, tecnica della costruzione, posa pavimenti e posa piastrelle, edilizia e genio civile, pittori, giardinieri, vetrerie. Le prestazioni fornite dai distaccati in questo settoreequivalgono oggi a circa 1200 persone a tempo pieno. La cifra d’affari è stimata attorno a 250 milioni di franchi (stima UAE).

Un fenomeno non solo congiunturale

Considerandone l’evoluzione nel corso degli anni e la portata odierna, il lavoro distaccato può difficilmente essere catalogato come fenomeno puramente congiunturale, le cui sorti dipendono cioè interamente dal favorevole andamento dell’edilizia. Pur comprensibilmente collegato e influenzato dall’andamento del settore, il lavoro distaccato appare ormai radicato nel tessuto produttivo, tanto da lasciare prospettare una sua persistenza anche nel caso di inversione congiunturale. Anche qualora si produca una svolta congiunturale, è cioè intravvedibile una sua almeno parziale continuità e durevolezza, con ricadute che il calo generale dell’attivitàrenderebbe ancora più taglienti. Per confrontarsi e affrontare in modo concludente il fenomeno del lavoro distaccato è perciò indispensabile sondarne in profondità la natura e le caratteristiche, identificando in particolare la sua componente strutturale.

Uscire dall’ambiguità

Per riuscire a cogliere più compiutamente il profilo del lavoro distaccato e a tratteggiare una politica che tenda a meglio incanalarlo è pure indispensabile che si sappia uscire dall’ambiguità che ne intorpidisce oggi le acque. Le comprensibili lamentele delle categorie si intrecciano infatti con una contradditoria condotta delle ditte stesse e di numerosi operatori del settore. Una fetta tutt’altro che insignificante di lavoro distaccato è riconducibile amandati assegnati da imprese e da operatori locali. Il comportamento strabico di operatori locali (committenti privati, imprese generali, architetti e progettisti), che solo nell’apparenza lanciano strali contro la manodopera transfrontaliera mentre nella realtà ne favoriscono l’ingresso abusando del bisogno altrui, sconfina nella totale ipocrisia. Per dare forma ad una politica chiara e coerente verso il lavoro distaccato occorre perciò che le categorie interessate siano maggiormente trasparenti, riconoscendo se, in quale misura e per quali motivi necessitino di collaborazioni transfrontaliere. Qualora sia il caso, una parte di lavoro distaccato acquisirebbe legittimazione e la politica di governo del lavoro distaccato potrebbe concentrarsi sulla quota maggiormente controproducente, guadagnando in efficacia.

Una linea di complementarietà

Non  si può escludere che una parte del lavoro distaccato sia compatibile con gli interessi delle rispettive categorie, collocandosi in tal modo su una linea di complementarietàrispetto all’attività delle ditte locali. Il lavoro distaccato consentirebbe a queste ultime di rispondere a sollecitazioni straordinarie del mercato oppure di accedere a competenze o tipologie di lavoro non facilmentedisponibili in loco. In questi casi il lavoro distaccato potrebbe essere fonte di collaborazioni e sinergie interessanti con ditte estere. Contrasta al contrario con questa logica di complementarietà la tendenza, oggi purtroppo diffusa, a fare capo a lavoro distaccato per scaricare all’esterno i rischi aziendali e soprattutto per riuscire a rientrare nei margini di offerte visibilmente sottocosto.

Il nodo della reciprocità

Rimane tuttora aperto l’insoluto nodo della reciprocità. La facilità di accesso al mercato del nostro Paese non trova nessun riscontro in senso inverso. Le ditte ticinesi che intendano operare oltre confine incappano in un sistema nettamente più pesante dal profilo burocratico. I ripetuti interventi volti ad attenuare questo squilibrio hanno prodotto risultati irrilevanti. Auspichiamo che, la neo-costituita Commissione speciale per i rapporti tra la Svizzera e la Lombardia, con sede negli uffici della Regione a Milano, possa dare un concreto contributo. È indispensabile che venga negoziata una effettiva parità procedurale nell’accesso al mercato sui due lati della frontiera. In tale attesa, la procedura svizzera dovrebbe essere adeguata a quella del Paese di provenienza del lavoro distaccato.

Una organizzazione collettiva

L’UAE ha più volte svolto il ruolo di cassa di risonanza del malcontento delle singole categorie professionali, giungendo ora ad interpellare il Consiglio di Stato e a minacciare ritorsioni qualora non vengano accolte le sue proposte. Questa istituzione, se intende incidere sul lavoro distaccato, dovrebbe anche mirare a porsi quale ambito di analisi di questo fenomeno, di identificazione di possibili argini e soprattutto di elaborazione di una strategia per la tutela e lo sviluppo del settore. Occorre cioè una risposta che mobiliti il settore in termini attivi e coerenti, non limitandosi ad invocare il pur indispensabile intervento dell’autorità pubblica. Appare pertanto inutilmente provocatoria la minaccia delle ditte associate all’UAE di non assumere e formare nuovi apprendisti.

Alcune proposte

In riferimento alle valutazioni qui espresse, l’OCST formula in particolare le seguenti considerazioni finali e proposte:

l’obbligo di notificare le prestazioni di lavoro distaccato deve valere anche per lavori inferiori a otto giorni. Questo obbligo può a titolo sussidiario essere circoscritto alle  regioni più esposte al lavoro distaccato;

il lavoro distaccato deve essere oggetto di un’analisi approfondita, volta segnatamente adistinguerne la componente congiunturale da quellastrutturale. Una più articolata conoscenza del lavoro distaccato concorre a favorire una più efficace politica di contenimento e di governo di questo fenomeno;

occorre chiarire in parallelo il comportamento delle imprese e degli operatori locali, identificando i motivi che le inducono a fare capo a lavoro distaccato;

i contratti collettivi di lavoro, che disciplinano le regole del gioco nei singoli settori professionali, devono essere rafforzati attraverso decreti di obbligatorietà cantonale;

chiedere, a livello Nazionale, l’introduzione del principio della sospensione immediata dei lavori per i distaccati che non comprovano il proprio statuto di indipendente (= falsi padroncini) o per attori che non hanno versato la cauzione settoriale, laddove è presente;

appare necessario incrementare ulteriormente il numero di controlli e conseguentemente degliispettori, in modo da far sì che la percentuale di ditte e lavoratori controllati sia ulteriormente elevata;

occorre, da un punto di vista squisitamente operativo e nel rispetto dei specifici ambiti e competenze, dotarsi di una regia unica per coordinare al meglio l’attività di controllo sul terreno;  

vanno elaborate modalità di verifica che si estendano al suolo italiano. Si pensa a questo proposito alla segnalazione all’Agenzia delle entrate e all’INPS delle prestazioni  e dei salaridichiarati per il periodo di lavoro nel nostro Paese;

l’autorità federale dovrebbe negoziare con l’Italia l’adozione di una identica modalità di notifica del lavoro distaccato. In tale attesa si adegui la procedura svizzera a quella del Paese di provenienza del lavoro distaccato;

è condivisa l’intenzione di adottare anche per i rami affini all’edilizia un apposito Albo delle imprese così come la generalizzazione del versamento di una cauzione a carico delle ditte.

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