CRONACA
Carobbio: "Berna intervenga contro dumping e sostituzione lavoratori indigeni"
La consigliera nazionale firma due mozioni e chiede al Consiglio federale che "si incarichi di definire le zone particolarmente vulnerabili o a rischio di dumping salariale"

BERNA - La Confederazione deve tenere conto delle specificità regionali per quanto riguarda il mercato del lavoro. Un invito ad avere un attenzione diversa per quanto riguarda il Ticino che arriva dalla consigliere nazionale socialista Marina Carobbio, autrice di due mozioni inoltrate al Consiglio federale sullo scottante tema del lavoro e in contrasto - come spiega la stessa Carobbio - con le recenti conclusioni della Seco sul mercato del lavoro e gli effetti degli accordi bilaterali.

Nella prima mozione, la consigliera nazionale chiede al governo federale che si incarichi di definire le zone particolarmente vulnerabili o a rischio di dumping salariale e di sostituzione di lavoratori  indigeni, estendere le competenze delle commissioni tripartite in modo da porre sotto osservazione periodica le zone particolarmente vulnerabili. Inoltre se nelle regioni particolarmente a rischio o vulnerabili sono riscontrati ripetuti casi di dumping salariale o di sostituzione dei lavoratori indigeni, la Confederazione dovrebbe decretare dei contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale, decretare salari minimi e altre misure a protezione dei lavoratori sotto forma di contratti normale di lavoro cantonali e intensificare la frequenza dei controlli.

"Nelle zone di frontiera, e in particolare nei Cantoni Ticino, Ginevra e Giura, si assiste a un progressivo aumento dei lavoratori frontalieri con un effetto di sostituzione dei lavoratori indigeni e, di conseguenza, dumping salariale. Un fenomeno che non tocca più solo i lavoratori meno qualificati, bensì con l’arrivo di persone sempre più qualificate, tocca anche in misura sempre maggiore il settore dei servizi. Nell’intera UE i frontalieri, tenuto conto di tutte le frontiere, sono tra 800'000 e 1'000'000. Di questi 268'000 sono quelli che toccano la Svizzera e 56'000 quelli che toccano il Ticino, pari al 5-7% dell’intero fenomeno europeo" scrive nella mozione Marina Carobbio.

Inoltre, scrive la deputata, "nell'ambito dell'osservazione del mercato del lavoro, rispetto agli altri rami nei settori oggetto di osservazione mirata i controlli salariali vengono intensificati. Questo monitoraggio non tiene sufficientemente conto del fatto che soprattutto nei cantoni di frontiera ci siano delle zone più a rischio di sostituzione dei lavoratori indigeni e di dumping salariale. E’ quindi necessario riconoscere queste zone ed attuare tutte quelle misure per combattere il dumping salariale e contrastare la sostituzione di personale indigeno con lavoratori indigeni a basso costo". 

La seconda mozione invece chiede al Consiglio federale di istituire le basi legali per poter creare un fondo per favorire l’occupazione e la formazione nelle zone più a rischio di dumping salariale. I datori di lavoro devono versarvi un contributo per ogni lavoratore reclutato all’estero. Con questo fondo devono essere finanziate sia misure di riqualifica e formazione professionale sia più controlli da parte delle commissioni tripartite. In questo modo, sostiene Marina Carobbio, i datori di lavoro che reclutano personale straniero devono quindi contribuire a misure volte a favorire la formazione e la riqualifica professionale nonché la creazione di più posti per apprendisti.

 

 

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