CRONACA
Cavadini difende il mondo della moda: "Non facciamo dumping e non assumiamo solo frontalieri"
Il presidente di TicinoModa interviene duramente nella polemica scatenata dall'annuncio dell'azienda di Mendrisio: "Siete stati ingannati da una virgola"

MENDRISIO – “Non so se vi siete resi conto, ma avete preso una cantonata”. Inizia così la telefonata con Franco Cavadini, presidente di TicinoModa (associazione che riunisce i fabbricanti e gli operatori del ramo dell’abbigliamento del Cantone Ticino). L’argomento della conversazione è il famoso annuncio di un posto di lavoro come ingegnere per un’azienda di Mendrisio leader nel settore dell’abbigliamento, che ha scatenato indignazione per l’esplicita richiesta di residenza in Italia.

Ma l’opinione di Cavadini è tutt’altra e infatti aggiunge: “se leggete bene la pubblicazione del capitolato di assunzione dice testualmente: sede di lavoro Mendrisio (CH) e preferibilmente la residenza, virgola, o la disponibilità di trasferirsi dalla propria residenza in un comune italiano frontaliero. Quindi cosa vuol dire? Vuol dire che prima cercano se trovano qui nel Canton Ticino residenti, se non è il caso “o”, “o” vuol dire che questa persona è cercata all’estero, però deve confinare con la Svizzera perché la sede di lavoro è a Mendrisio. Avete interpretato in modo per conto mio errato questa pubblicazione, e prenderemo una posizione netta in questi giorni, perché non si può pubblicare una cosa simile, non so se per un errore o di proposito.”

Perciò secondo lei è questione di una virgola che ha fatto fraintendere il tutto?

“Chiaro, perché è molto importante, altrimenti anche noi non riusciamo a capir più niente. È chiaro che oggi non tutti sono onesti e io reagisco quando chi fa parte del mio settore fa delle pubblicazioni scorrette e intervengo, ma qui intervengo in difesa, perché l’annuncio era chiaro su questo. Difendo la formula con cui è stata pubblicata la ricerca di personale, anzi si è messo “preferenza residenza”, nella zona quindi, non è che hanno fatto degli errori in questo caso.”

Ma qual è quindi la situazione del frontalierato nel settore moda in Ticino?

“È come in tutti gli altri campi, indubbiamente c’è un problema che non bisogna disconoscere: qualcuno che può fare il furbo c’è. Però le aziende che aderiscono alla nostra associazione - dove controlliamo tutte queste assunzioni - scelgono solo persone che hanno qualifiche particolari, e qualora non si trovino in Ticino. Se purtroppo non si trova una persona qualificata, sono costrette ad andare all’estero. Abbiamo oltre venti nazionalità diverse che lavorano nel nostro campo, lavoriamo a livello internazionale non solo per il mendrisiotto o il cantone. Per la produzione nel campo dell’abbigliamento è noto che ai tempi non c’era personale indigeno e chiaramente ha fatto capo al frontalierato. Ma adesso c’è stata una grande trasformazione: il cambiamento è stato fortemente strutturale e c’è tutta una serie di competenze o di settori in cui si fa logistica, ricerca e sviluppo, controllo della produzione e gestione delle aziende e sono ditte che lavorano a livello internazionale. Ci sono frontalieri, ma ci sono anche dei ticinesi. È un campo molto in crescita e anzi da sostenere, perché negli ultimi anni ha portato molte attività e molti posti di lavoro qualificati. Generiamo 200 milioni di stipendi all’anno, non è che siamo una piccola associazione. Il nostro è un campo molto sano che, fortunatamente, ha ancora una possibilità di sviluppo e quindi noi abbiamo bisogno anche di un sostegno e non di un accanimento contro questo settore che è fondamentale per la crescita economica del Cantone.”

In generale si sente ancora la mancanza di persone residenti o Svizzere che abbiano la competenza per lavorare nel settore?

“Noi stiamo lavorando per formare persone tramite le scuole a cui facciamo capo. Siamo intenzionati a collaborare con la formazione, proprio perché è un punto di forza e perché senza le risorse umane le aziende non possono campare. Anzi è un settore che occupa molto personale perché è ancora molto creativo e complicato dovendo commercializzare a livello internazionale e quindi ci sono anche degli aspetti di trasporto, doganali, fiscali eccetera che richiedono del personale qualificato.”

Come risponde alle accuse di esser aziende che in sé hanno solo sede qui, ma non contribuiscono alla realtà del territorio e alla sua crescita?

“Che è falso, bisogna guardare l’importanza che ha questo settore sia dal punto di vista occupazionale, ma anche fiscale. Perché il compatto paga tante tasse: una delle ditte che paga più tasse nel Cantone viene da questo nostro settore. Quindi non vengano a dire che il nostro settore crea il dumping salariale o addirittura disoccupazione, anzi è uno dei settori dove l'occupazione è cresciuta di più negli ultimi anni. È troppo facile criticare, dovrebbero provare loro a creare posti di lavoro che forse magri capiranno le difficoltà che ci sono oggi nel mondo del lavoro.”

IB

 

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