CRONACA
Padroncini, Lurati: "In Ticino gli interessi politici hanno la meglio sul buon senso"
Per il vicepresidente degli artigiani ticinesi è necessaria una seria autocritica da parte di tutti gli attori coinvolti: istituzioni, artigiani e privati. “La situazione è grave, dobbiamo impegnarci tutti”

TICINO – È di pochi giorni fa la lettera in cui l’Unione delle Associazioni dell’Edilizia (UAE), pur ammorbidendosi sul alcuni minacce clamorose come il blocco degli apprendisti, ritorsione rimessa nel cassetto, ha rinnovato con forza le sue preoccupazioni al Governo. L’UAE non ha nessuna intenzione di alleggerire la pressione sulla politica, ma nella nuova missiva vengono elencate anche alcune misure "interne" al mondo degli artigiani. Come il proposito di effettuare delle specie di ronde da cantiere o di espellere dalle associazioni di categoria e rendere pubbliche i nomi delle aziende che appaltano a ditte estere.

Ma per Francesco Lurati, vicepresidente dell’UAE, “fare qualcosa è ormai difficile. Sono dieci anni che lottiamo e siamo sempre stati tacciati di allarmismo inutile. Il Governo non ci ha creduto e non si è mosso a tempo debito, perciò siamo in questa situazione.”

Quindi come pensate di agire?
“Innanzitutto siamo in attesa di quanto succederà l’8 agosto quando l’onorevole Michele Barra presenterà ai colleghi del Consiglio di Stato le sue proposte. Noi speriamo, ma io personalmente dubito che saranno accettate. In ogni caso Barra è stato ligio ai suoi doveri e ha avuto un bel coraggio. Adesso speriamo che venga appoggiato. Se dovesse succedere, avremo fatto un grande passo avanti. Altra data importante sarà l’11 settembre. Anche in presenza di altre associazioni, incontreremo il Consiglio di Stato per far sentire le nostre rivendicazioni.”

Sembra che qualcosa cominci a muoversi…
“Sì e ne siamo soddisfatti. Perciò abbiamo ritirato il blocco degli apprendisti. I nostri associati dal 15 agosto in avanti si annunceranno regolarmente alle scuole gli apprendisti che erano in attesa, in modo che tutto sia pronto per l’inizio dell’anno scolastico. Sapevamo che era una provocazione forte, ma è servita allo scopo e l’abbiamo ritirata. Se le cose però non continueranno a muoversi, nulla ci vieta di riprenderla e in maniera più forte. Con un effettivo blocco totale. Speriamo di no e che tutto si metta a posto.”

Nella lettera in risposta al Governo, annunciavate anche alcune misure che avete intenzione di attuare per arginare la questione dei padroncini e la pratica degli appalti a ditte estere. La prima proposta era di intensificare i controlli sui cantieri, delle sorte di ronde insomma. Come pensate di attuarla?
“La proposta delle ronde ha bisogno della collaborazione dei dicasteri, ma soprattutto di chi lavora sui cantieri. Non basta intensificare i controlli e aspettare che chi sgarra sia colto in flagrante. Bisogna fare qualcosa di più. Chi lavora nel settore dovrebbe impegnarsi a denunciare le irregolarità appena le vede. Questa sarebbe già una soluzione. Un’altra sarebbe che finalmente chi porta questi lavoratori sia denunciato pubblicamente.”

Spieghi meglio.
“È uno degli altri punti presenti nella lettera: rendere pubblico l’appalto. È una misura che stiamo valutando tra le associazioni perché si tratta di concorrenza sleale. Chi lo farà verrà espulso. Ovviamente faranno lo stesso il loro mestiere. Qui bisognerà obbligare il cantone ad agire, altrimenti tutti continueranno a fare quello che vogliono e il risultato sarà una giungla di prezzi e concorrenze. Non si faranno più contratti di lavoro, ci sarà un mercato libero e una catastrofe nel settore dell’artigianato. Potranno sembrare previsioni allarmiste, ma basta vedere cosa è successo da quando il cantone ha preso come spunto la logica del “miglior offerente”. È stata un’arma a doppio taglio. Tutti per avere il lavoro hanno dovuto abbassare i prezzi e arrangiarsi come potevano. Si finisce col comprare parti già fatte e limitarsi a montarle. In questo modo si ha bisogno di meno operai e la disoccupazione aumenta. Il tutto solo per arrivare a poter fare prezzi bassi.”

Sempre in quella lettera parlate di intensificare i rapporti con le altre associazioni economiche, può farmi qualche esempio?
“Adesso stiamo collaborando con la Camera di Commercio. I dettagli tecnici saranno definiti nei prossimi incontri, ma c’è abbastanza comprensione. L’incontro è stato appena fatto e il direttore Luca Albertoni è abbastanza in linea con le nostre richieste. Anche questo è un passo avanti: abbiamo cominciato un dialogo che non c’era più, come andrà avanti si vedrà. Adesso attendiamo di vedere cosa salta fuori da queste nostre misure. Sicuramente è dura. Il problema c’è ed è grave: dobbiamo cercare di arginarlo. E pensare che gli esempi di cosa si potrebbe fare li abbiamo proprio sotto a naso.”

A cosa si riferisce?
“Io al momento sono qui nei Grigioni e vedo che la situazione è di gran lunga migliore rispetto al nostro cantone. In Ticino purtroppo è da anni che gli interessi politici hanno la meglio e non si guarda più al buon senso. Vogliamo essere più bravi degli altri, ma non siamo capaci a prender posizioni serie. Peccato, perché in altri cantoni si proteggono molto meglio: fanno meno politica e più cose sensate. I Grigioni appunto incentivano molto gli artigiani del posto. Politiche come quella del “chilometro zero” avvantaggiano chi è del luogo e rendono molto difficile lavorare da esterni. C’è un appoggio più forte da parte dello Stato ma anche del privato.”

Mi sembra di capire che oltre alle istituzioni, per lei un ruolo cruciale lo giochi appunto anche il privato.
“Esattamente. I privati devono sensibilizzarsi e capire che un risparmio oggi non è necessariamente un guadagno per il futuro. Si vuole il libero mercato perché abbassa i prezzi, ma ha già rovinato l’Europa e adesso sta rovinando la Svizzera. Se continuiamo in questo modo, le ditte dovranno diminuire i loro dipendenti aumentando la disoccupazione. Inoltre penso anche ai nostri ragazzi. È necessario prender coscienza del fatto che se continuiamo ad andare al risparmio e ad affidarci a ditte estere non ci sarà più posto per gli apprendisti. Come faccio a garantire il posto per quattro anni a un ragazzo se non ho lavoro? Penso che se tutti ci impegnassimo a fare la nostra parte, qualcosa potremmo fare per uscire da questa situazione. Dovremmo tutti fare un po’di autocritica e non pensare solo ai soldi, ma anche a quello che c’è dietro. È vero, qualcosa si sta muovendo e la gente comincia a prender coscienza di questi problemi, il messaggio però è sempre molto difficile da far passare. Gli interessi economici hanno spesso la meglio.”

IB

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