CRONACA
Tuffi e funambolismo, quando si oltrepassano i limiti in bilico sul filo della tragedia
Nel weekend due incidenti sui fiumi a Lavertezzo e Ponte Brolla. Intervista a Claudio Franscella: "Sempre più persone cercano il rischio e l'adrenalina"

LOCARNO - Si è sfiorata ancora una volta la tragedia lo scorso fine settimana lungo i fiumi delle valli sopracenerine. Vittime degli incidenti sono stati una donna e un ragazzo, tuffatisi nei pozzi di Lavertezzo e Ponte Brolla, luoghi certo non nuovi a questi tipi di episodi. 

Le domande riguardo a come ciò possa ancora capitare nonostante le innumerevoli avvertenze sorgono spontanee e a dare loro risposta ci pensa Claudio Franscella, Presidente della Commissione fiumi ticinesi sicuri.

Franscella, nonostante le diverse forme di prevenzione, com’è possibile che ancora accadano questi incidenti? 
"Bisogna fare una premessa: siamo nel periodo estivo più delicato, i fiumi sono molto frequentati e il gran caldo invoglia le persone a fare il bagno. L’acqua, complice anche il disgelo tardivo, rimane sempre molto fredda e se non si conoscono le caratteristiche dei nostri fiumi a carattere torrentizio, il rischio è alto e latente.  I pericoli, soprattutto per chi non è del posto, sono molteplici: la non conoscenza della temperatura dell’acqua, della corrente che non si vede in superficie ma presente in profondità, i sassi sdrucciolevoli e via discorrendo».

Oltre alle variabili della natura, c’è qualche altro elemento che influisce sui rischi?
"Abbiamo notato in particolare alcune attività pericolose, che purtroppo stanno diventando una moda. Un esempio classico sono i tuffi dalle rocce: molte persone si buttano in acqua senza aver prima valutato il fondale e cercano di emulare i professionisti, senza esserlo. Ci sono poi altre pratiche più recenti, come il funambolismo, un’attività in cui una fune viene attaccata da un lato all’altro del fiume per poi essere attraversata, il rischio è di cadere in acqua o, peggio, sui sassi. C’è poi chi campeggia a bordo fiume quando piove, aspettando che l’acqua si alzi. La ricerca di adrenalina può nascondere molti pericoli.

Come può intervenire la Commissione in questo senso?
"Stiamo cercando di rendere attenti, con tutti i mezzi a disposizione, che queste attività sono pericolose e rischiose, senza mettere tuttavia divieti. Il problema è che queste pratiche “adrenaliniche” vengono pubblicizzate da Svizzera Turismo e ciò non facilita il nostro lavoro a livello di sensibilizzazione e prevenzione. Per fortuna, in questi ultimi anni abbiamo raggiunto un buon accordo con l’ETT e con l’Ente turistico Lago Maggiore che hanno concesso di pubblicare lo slogan e l’immagine della nostra campagna di prevenzione sui loro opuscoli turistici.

Prevenzione, parola ricorrente quando si parla di fiumi e dei pericoli che possono nascondere. I recenti incidenti ci ricordano però che non è mai abbastanza…
"Ci muoviamo su più fronti, siamo presenti con la cartellonistica su tutto il territorio e all’imbocco degli accessi ai fiumi, abbiamo inoltre dei pattugliatori a Lavertezzo e a Ponte Brolla, i quali controllano la zona sette giorni su sette e distribuiscono flyers con tutte le informazioni del caso. Le indicazioni sono ovunque, sul sito, nei campeggi, negli hotel, su bus e sottopiatti nei grotti: il frequentatore che arriva in valle trova quindi le necessarie informazioni. Nonostante i nostri sforzi, negli ultimi tempi ci troviamo sempre più spesso di fronte a persone che cercano il rischio e l’adrenalina, e in questi casi ogni misura di prevenzione può risultare vana. Ad ogni modo non mi stanco mai di ricordare che le misure di prevenzione più efficaci le portiamo dentro di noi: sono il buon senso e la conoscenza dei propri limiti». 

A questo punto, poiché alcune persone sembrano non recepire il messaggio, non avrebbe senso imporre i già citati divieti, almeno nelle zone più pericolose?
I divieti sono l’ultima ratio in un Cantone turistico e non vogliamo togliere alle persone il gusto di fare il bagno in queste zone incantevoli, piuttosto vogliamo che lo facciano in sicurezza. Il Cantone però, su nostra proposta, ha imposto delle interdizioni ad hoc nei corsi d’acqua con bacini idroelettrici a monte e quindi soggetti all’innalzamento repentino dell’acqua, che sono oramai inaccessibili dalle ventidue alle nove (prima del provvedimento, alcuni praticavano il canyoning anche di notte o alla mattina molto presto!). Questo divieto è stato quindi imposto per permettere alle officine idrolelettriche di procedere con i rilasci d’acqua senza correre rischi. Durante il giorno ci sono poi alcuni obblighi, come ad esempio chiamare l’infoline prima di avventurarsi in questi canyon".

Un bilancio della stagione?
"Non è opportuno farlo adesso, in quanto i fiumi, nei primi quindici giorni di agosto sono molto frequentati, bisognerà dunque aspettare. Quel che invece posso dire è che negli ultimi anni, nonostante la quantità di turisti sia aumentata esponenzialmente, il numero di incidenti mortali è in diminuzione, merito anche della collaborazione tra i vari attori in gioco: polizia lacuale, società di salvataggio, Officine idroelettriche e Commissione fiumi. È doveroso ricordare che il rischio rimane molto alto per cui non possiamo mai abbassare la guardia".

 

 

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