CRONACA
"Vi spiego il più grande massacro della storia moderna dell'Egitto"
Hassan El Araby racconta e analizza il bagno di sangue in corso da giorni nel suo paese: "La situazione è molto grave ma non siamo ancora alla guerra civile"

EL CAIRO/CHIASSO - "Nella storia moderna dell'Egitto non è mai successo un massacro del genere". Il giudizio di Hassan El Araby sul bagno di sangue che si sta consumando in Egitto negli ultimi giorni è netto, tranciante, chiaro. Come le immagini che stanno facendo il giro del Mondo, con i corpi ammassati per strada e nelle moscheee, le chiazze di sangue, i roghi.

L'ultima volta che lo abbiamo intervistato era alla vigilia del colpo di Stato da parte dell'esercito che ha deposto Mohamed Morsi. Già allora, El Araby, mentre una folla festante, tra striscioni e fuochi d'artificio, esultava per la caduta del presidente eletto democraticamente e la presa del potere da parte dei militari, pur criticando duramente l'ex capo del Governo, aveva segnalato con forza i gravi pericoli che si celavano sullo sfondo di quell'intervento. Pericoli che ora sembrano essersi palesati in tutta la loro drammaticità.

El Araby, siamo alla guerra civile?
"No, non siamo ancora alla guerra civile. Se prendiamo come paragone quello che sta succedendo in Siria, credo che siamo ancora lontani da quella situazione. Di regola sono un'ottimista, e vedo ancora lo spazio per una soluzione pacifica. Anche perché l'esercito facendo quello che ha fatto si è creato dei grossi problemi ed ha accentuato la divisione sempre più chiara all'interno dell'Egitto. Non va dimenticato che anche l'esercito è composto da musulmani. E l'opinione pubblica non accetta che muslmani uccidano altri muslmani così, a sangue freddo, addirittura con i cecchini. Inoltre le condanne che stanno arrivando da tutto il Mondo, l'altissimo numero di morti e feriti, e anche l'uscita dal Governo di El Baradei, ha messo il regime militare sotto pressione. Detto questo la situazione rimane molto ma molto grave". 

Pensa che l'intervento e la pressione degli altri paesi possa essere determinante?
"Senza dubbio. L'Egitto è un paese chiave sulla scacchiera internazionale e per gli equilibri del Mondo. Pensi solo ad Israele. Pur non essendo in rapporti di amicizia, sicuramente agli israeliani conviene di più avere un Egitto stabile piuttosto che in preda a una guerra civile incontrollabile. E così per molte altre nazioni". 

Un dato che sicuramente ha colpito è la "guerra" delle cifre sui morti. Per il Governo solo alcune centinaia, per i Fratelli Musulmani alcune migliaia.
"È una delle grandi bugie su cui è scivolato il regime militare. Pensi che il primo bollettino diffuso dal Governo al termine degli scontri era di 15 morti, mentre i Fratelli Musulmani parlavano già di 2'600 vittime, e feriti non calcolabili. Al Cairo in poco tempo si è diffusa la barzelletta sui 15 morti: era una cifra talmente ridicola che dopo poco hanno dovuto cominciare ad alzare di 100 in 100. E salirà ancora nelle prossime ore. Per nascondere il numero delle vittime, i dipendenti degli uffici che rilasciano i certificati di morte, hanno addirittura truccato le carte scrivendo che si erano suicidati. Così è venuto fuori una specie di suicidio di massa….allora i parenti si sono ribellati e hanno assediato gli uffici con gli avvocati per chiedere il rispetto della verità. Poi hanno cominciato ad esserci i funerali…e il numero dei morti è cominciato piano piano, leggermente, a salire anche nelle cifre governative".

Quanto è potente e forte l'esercito in Egitto lo si è visto molto bene. Cosa la lascia sperare che possa fare mezzo passo indietro e ricercare una soluzione pacifica? 
"Siamo nel 2013, e credo che non si possa più governare con bugie e violenze sul popolo. Con questi metodi non è semplice durare a lungo. Secondo alcuni commentatori e intellettuali egiziani, in realtà, passo per passo i militari stanno preparando la strada per il ritorno del vecchio regime, con vecchie idee, e purtroppo anche vecchi metodi. Ma è una concezione del potere degli anni 60', non può più funzionare oggi. Certo il controllo dei mass media, della polizia e dei giudici, li aiuta molto. Ma credo e spero che non duri. Ora la gente è sicuramente spaventata dopo che l'esercito ha usato il pugno di ferro, ma vedrà che piano piano le manifestazioni riprenderanno".

Quindi secondo lei non è semplicemente l'esercito a comandare.
"In molti in Egitto sono convinti che l'esercito non decida da solo la strategia, ma con l'aiuto di tutto quell'apparato legato al vecchio regime di Mubarak. Del resto sin da subito, all'indomani della rivoluzione, si era notato come fosse strano che i militari si fossero alleato con i Fratelli Musulmani permettendo loro di fare piazza pulita senza alcuna resistenza di alcuni personaggi molto potenti. In realtà era una fine manovra strategica per preservare il passato. E appena si è rotta l'alleanza, anche per scelte completamente sbagliate di Morsi, si sono ripresi tutto".

Ma Morsi che fine ha fatto?
"E chi lo sa…e questa è una domanda importante. Ma facciamo un passo indietro. Dopo la destituzione di Morsi, se l'esercito fosse stato davvero in buona fede, avrebbe immediatamente fatto delle aperture democratiche per il popolo e avrebbe riavviato il processo politico coinvolgendo i Fratelli Musulmani che comunque rappresentano una parte importante della popolazione. Ma tornando alla domanda, questo è il problema centrale. La gente ormai parla solo di chi ha ucciso chi. Nella testa degli egiziani non c'è più la preoccupazione di come risolvere il problema, di che fine ha fatto la nostra libertà , il processo democratico, i nostri voti. Chi ha ucciso chi? La polizia, l'esercito, i Fratelli musulmani? Questo è diventato il punto. La gente non pensa più. È drammatico, ed è la vera vittoria del regime".

AELLE

 

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