Dopo la straordinaria vincita in Vallese abbiamo girato la domanda a una studentessa, alla titolare di un bar e a un commerciante. E a Pierre Rusconi, Matteo Pronzini e Don Gianfranco Feliciani...

LUGANO - È stata una vincita record quella di uno sconosciuto scommettitore vallesano, che si è portato a casa 115 milioni all’Euro Millions. La somma vinta supera il primato svizzero del 2005, quando un portoghese, sempre residente in Vallese, si era aggiudicato 99 milioni.
Rubato lo spunto, abbiamo chiesto a diverse persone, conosciute e non, cosa farebbero se, dall’oggi al domani, avessero la fortuna di trovarsi tra le mani l’ingente denaro.
Il primo a rispondere alla bizzarra domanda è stato un uomo di Chiesa, Don Gianfranco Feliciani, parroco di Chiasso, “la prima cosa che mi viene in mente è una frase che mi diceva sempre mia nonna: ul danee al fa danà”.
Abbiamo poi preso contatto con due politici dalle idee decisamente contrapposte, Pierre Rusconi, Consigliere nazionale (UDC), ha reagito così: “Uh Signor: lascerei il Nazionale! No beh, veramente dovrei pensarci bene, ma credo che comprerei un elicottero e poi ne dare una parte in beneficienza, visto la fortuna”.
Ha risposto in maniera completamente diversa il collega deputato in Gran Consiglio, Matteo Pronzini (MPS-PC), che vorrebbe invece darsi all’editoria, “farei in modo di metterli a disposizione per far avanzare le idee che difendo, molto probabilmente con un giornale di contro informazione. Li utilizzerei per rafforzare una posizione di classe sempre meno presente”.
I desideri dei comuni cittadini sono risultati invece più semplici, quasi tutti punterebbero a partire e fare un viaggio lontano. Rachele Bordoli, studentessa universitaria, ha il desiderio di molte persone: mollare tutto e partire, “se li vincessi in questo momento preciso, prenderei due stracci e me ne andrei nel posto più lontano che c’è, magari a Cuba o alle Hawai. Poi, una parte la darei ai miei genitori e, sempre se torno da Cuba, mi costruirei una casa”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è Nadia Er, titolare del bar Arlecchino di Locarno: “Dopo trent’anni di lavoro me ne starei un po’ a casa a godermi la vita, poi partirei. Il resto lo darei ai poveri”.
Parla di donazioni anche Piero Suini, titolare dell’omonimo negozio di alimentari a Locarno, “per mettere a posto la coscienza, darei una parte in beneficienza, poi farei tutto quello che mi piacerebbe fare, ma che non ho ancora fatto. Magari un viaggio, oppure cambiare casa. Se calcolo che un terzo andrebbe in beneficienza, un altro terzo alle imposte… quello che rimane lo userei per il resto”.