Dopo il tragico incidente della notte scora parla il presidente dei cacciatori: “Il pericolo più grande è proprio la montagna, la fatalità è sempre dietro l’angolo”

GORDOLA – “Come presidente della federazione cacciatori sono molto dispiaciuto. Non lo conoscevo, ma vorrei fare le mie condoglianze alla sua famiglia. È drammatico come in tutti i casi di questo genere. Purtroppo chi va a caccia sa che c’è qualche rischio.” Sono le parole di cordoglio di Fabio Regazzi per la morte del cacciatore 52enne avvenuta ieri a Campo Blenio.
“La caccia presenta sì dei rischi perché innanzitutto vengono utilizzate delle armi – continua Fabio Regazzi – e queste sono già di per sé fonte di pericolo. Per cui bisogna essere molto prudenti: quando ci si aggira con delle armi in mano si può essere per se stessi e per gli altri un potenziale pericolo. Naturalmente poi l’altro aspetto è quello delle nostre montagne che sono notoriamente molto impervie. Quando un cacciatore non è preparato fisicamente o sottovaluta quelli che sono i rischi e pericoli l’incidente è dietro l’angolo. E poi purtroppo c’è sempre la fatalità che può colpire anche la persona più preparata e attenta. ”
Quindi l’aspetto più pericoloso della caccia è legato alla montagna?
“Sì. Se penso agli ultimi decenni qualche caso di incidenti mortali dovuti alle armi c’è stato, ma sono rarissimi. Il pericolo principale è proprio quello legato alle nostre montagne. Poi a caccia non si va sui sentieri battuti, si è fuori in zone che sono estremamente impervie, dove non passa quasi nessuno. Bisogna essere molto attenti. La prudenza è una regola d’oro anche se poi quando si è a caccia, e lo so per esperienza, magari a volte si perde un po’ di vista la sicurezza perché la passione è tanta e ci si dimentica delle regole di base. Ma come in tutte le attività umane, quando c’è di mezzo la passione, come per chi va a caccia, si tende un po’ a dimenticarsi dei potenziali pericoli o a sottovalutarli, può capitare a tutti. E poi la fatalità… un sasso sotto al piede che rotola, una disattenzione e si precipita in qualche burrone ed è veramente un attimo. Questo cacciatore mi pare stesse rientrando con un camoscio in spalla e, chiaro, che trenta chili sulle spalle, è tardi, dopo la giornata di caccia si è anche stanchi, la fatalità è dietro l’angolo. Ma questo sempre, non vale solo per la caccia.”
Ma sono tanti gli incidenti?
“No devo dire che tutto sommato sono relativamente rari e i casi gravi non sono così numerosi anche perché generalmente i cacciatori sono persone abbastanza ben preparate. Fra i raccoglitori di funghi ci sono molti più incidenti ad esempio. Certo, può capitare. Un paio di anni fa ricordo c’era stata la morte di un altro cacciatore sopra ad Airolo. Però siamo circa duemila sparsi nel territorio ticinese, quindi se vogliamo guardare in percentuali, è relativamente bassa anche se poi ogni evento è drammatico e tragico. Purtroppo, la fatalità può capitare a chiunque, anche al più allenato ed esperto. Un attimo di disattenzione può esser fatale a chiunque.”
In chiusura, c’è qualcosa che sente di voler aggiungere?
“In un’intervista prima che aprisse la caccia il mio auspicio era che non ci fossero incidenti. Non si è avverato purtroppo. L’invito è sempre quello alla prudenza perché lo so quello che succede quando si è a caccia. Lo vivo sulla mia pelle. La passione è tanta: si attende la stagione tutto l’anno e quando arriva il momento si tende a perder un po’ di vista quali son le regole della sicurezza. Ma dev’esser sempre comunque il primo punto da osservare. L’invito è quello di far sempre prevalere il buon senso e la prudenza e cercare di evitare i rischi, anche se poi, come detto, le fatalità possono capitare anche se si osservano tutte le regole e le prescrizioni di sicurezza. Può essere un momento di distrazione o anche sfortuna. È un attimo.”