Parla il collaboratore del Dipartimento filmato illegalmente nel postribolo: "Il nostro dossier è ineccepibile, e il caso è sempre stato trattato con la massima trasparenza"

di Marco Bazzi
BELLINZONA – “Di essere stato al Lumino’s non posso negarlo. C’è quel filmato, anche se io non l’ho visto. Ma di sicuro non ci sono stato in tempo di lavoro. Questo no, sia chiaro. E chi sostiene una cosa del genere si assumerà poi le sue responsabilità”. Il funzionario del Dipartimento del territorio finito, suo malgrado, al centro della vicenda che ha portato in carcere Luigi Girardi, direttore del postribolo di Lumino, rompe il silenzio e spiega la sua posizione a liberatv.
Dice di aver deciso di sporgere denuncia contro Girardi, come ha fatto il ministro Michele Barra, dopo aver saputo delle registrazioni illegali, video e audio. Una delle quali riguarda proprio lui.
E sulla fattura da 4'200 franchi relativa alla consumazione di 82 gin tonic, che Girardi ha mostrato a Barra al termine dell’incontro svoltosi in agosto a Palazzo dice: “Non ho mai bevuto tanti gin tonic in vita mia. E nessuno mi ha mai presentato una fattura del genere”.
Ora il rischio, per lui, è di trasformarsi da vittima di reato in soggetto di sospetti e di illazioni. Il fatto che un funzionario chiamato a decidere su un dossier controverso frequenti il locale al centro del medesimo dossier solleva dei dubbi, quantomeno di opportunità. Se poi il locale è a luci rosse i dubbi possono assumere i contorni dello scandalo. È un attimo: basta accendere la “macchina del fango” e il gioco è fatto.
La vicenda ricorda un po’ quella di cui fu protagonista sul finire degli anni Novanta il procuratore generale di Mosca Jurij Skuratov che, mentre indagava su Boris Eltsin (era il cosiddetto Russiagate, che toccò anche il Ticino), si ritrovò coinvolto in un sexy scandalo. Quel filmino registrato a sua insaputa, che lo ritraeva con due prostitute, segnò la fine della sua carriera.
Ma torniamo al caso Lumino’s: quello che è successo fuori è una questione puramente personale, spiega il funzionario. Giusta o sbagliata che sia. Una questione che non va confusa con la trattazione del dossier amministrativo.
“Il dossier sul Lumino’s, che non ho trattato da solo ma con altri miei colleghi – spiega -, è ineccepibile, e il caso è sempre stato trattato con la massima trasparenza. Dal profilo amministrativo e formale è tutto molto chiaro. Come Dipartimento abbiamo sempre risposto negativamente alle richieste di cambiamento di destinazione avanzate dal titolare, dai suoi avvocati e dai suoi architetti. Con le dovute motivazioni è stato spiegato loro che un postribolo in quella zona non si poteva fare”.
Il problema sta nel fatto che il locale, pur potendo esercitare come bar, ristorante e motel, non avrebbe potuto ottenere un permesso per cambiare destinazione, essendo dal profilo pianificatorio “fuori zona edificabile”.
E questo l’ha spiegato anche il ministro Barra durante il famoso incontro di agosto, prima che Girardi tirasse fuori il filmato e la fattura dei gin tonic. Quindi, su queste basi si può escludere che, anche sotto la pressione di “minacce,” le cose potessero cambiare.
Intanto, Barra precisa a liberatv di aver informato il Consiglio di Stato dopo aver deciso di sporgere denuncia al Ministero pubblico. Vale a dire dopo aver saputo che, oltre ad aver filmato il suo funzionario al Lumino’s, Girardi aveva anche registrato il colloquio nel suo ufficio. Un colloquio a cui hanno partecipato anche alcuni funzionari del Dipartimento.
In prima battuta, dopo aver visto il filmato, il ministro si era limitato a parlarne con un collega e con il funzionario interessato. Poi la cosa ha preso una piega più grave. Ed è partita l’inchiesta del sostituto procuratore generale Antonio Perugini che ha portato in carcere Girardi con pesanti accuse.