L'analisi: il Lugano è in crisi, una crisi profonda figlia delle 7 ultime tribolate stagioni, figlia di una mancanza di programmazione a lungo termine, figlia della convinzione di volere tutto e subito

di Adriano De Neri
LUGANO - Una stagione migliore di quella passata (sesto posto con 80 punti e uscita a gara 7 dei Play Off con lo Zugo), questo era l'obiettivo dichiarato dal Club bianconero prima dell'inizio dei giochi. Un obiettivo che dopo sole 13 giornate di campionato sembra ormai utopico da raggiungere, svanito come i sogni alla mattina. Sì perché l'inizio stagionale del Lugano ricorda piuttosto un incubo ma un incubo purtroppo reale. Il Lugano è in crisi, una crisi profonda figlia delle 7 ultime tribolate stagioni, figlia di una mancanza di programmazione a lungo termine, figlia della convinzione di volere tutto e subito. Troppi allenatori sono stati cacciati (addirittura 10 in 7 anni), troppi i cambiamenti di rotta avvenuti durante la stagione. A questo Lugano è mancata la pazienza di costruire qualcosa di solido e duraturo. Un progetto. Sempre decantato ma mai realizzato, almeno fino ad ora. Sì perché la società sembra aver finalmente trovato il condottiero giusto in Patrick Fischer sostenendo le sue decisioni, anche quelle forti come l'allontanamento di Hnat Domenichelli dalla squadra e condividendo l'intenzione di puntare sui giovani talenti cresciuti nel vivaio. Una rivoluzione, la Fisch(er) Revolution.
Le rivoluzioni necessitano tempo
Roma non è stata costruita in un giorno: questo deve essere il pensiero di società e tifosi durante questa stagione, per costruire bene ci vuole infatti tempo, pazienza e fiducia. Il contrario di quello fatto negli ultimi anni. Questa stagione è infatti partita con il piede sbagliato già dall'allontanamento di Larry Huras che aveva composto la squadra con giocatori adatti al suo stile di gioco. Cambiando il direttore d'orchestra con gli strumentisti già schierati tutto si è fatto più difficile. Ma l'inizio stagionale da incubo del Lugano (9 sconfitte e undicesimo posto con 11 punti) non è dipeso solo da questo.
Sterilità offensiva preoccupante, stranieri non all'altezza e coaching migliorabile
Se non si segna non si vince, concetto lapalissiano che però spiega bene l'inizio di stagione nero, anzi nerissimo della squadra sottocenerina. Il Lugano nelle 13 partite fin qui disputate ha segnato la miseria di 28 reti (penultimo attacco di tutta la lega) e togliendo le prime due vittoriose partite, nelle successive 11 il Lugano è andata a segno solo 20 volte. Una media al di sotto delle due reti a partita, una sterilità offensiva preoccupante. Le difficoltà offensive vanno ricercate nella resa nettamente insufficiente degli stranieri, Campoli, Heikkinen, Mclean e Metropolit (il neo-acquisto MicFlikier non è ancora giudicabile) hanno finora segnato 8 reti in totale (meno del Top Scorer Paulsson già a quota 12 segnature) e formano il peggior quartetto di stranieri della lega a livello realizzativo. Ma non solo. A livello svizzero le cose non è che vadano molto meglio. Infatti il Lugano dispone di pochissimi attaccanti con il Killer Istinct ed è quindi costretto a creare tantissime occasioni per trovare la via del gol. Vero che gli infortuni di Rüfenacht e Dan Fritsche (comunque molto deludente nelle 9 partite disputate) e l'allontanamento di Domenichelli non hanno aiutato, ma dal resto della squadra si pretende più concretezza. Come si pretende più energia e impegno da alcuni dei cosiddetti senatori dello spogliatoio (Metropolit e Heikkinen in primis) bacchettati pubblicamente da Fischer. Ma anche in panchina c'è da migliorare. Gli schemi e il gioco offensivo, sono risultati spesso nulli e i giocatori in diverse partite hanno faticato maledettamente ad imbastire azioni congeniate e ficcanti nel terzo avversario e a mettere in pratica il volere di Fischer. Una difficoltà di comunicazione evidente tra il direttore d'orchestra e i suoi strumentisti, resa ancora più netta dalla frustrazione per la mancanza dei risultati. Stranieri, giocatori, allenatore. Tutti hanno un po' di colpa del pessimo avvio, compresa la società e il Direttore Sportivo Habisreutinger.