CRONACA
Ungulati nei vigneti, arrivano gli ultrasuoni. Ma "l'è mia üga"...
Avviato in questi mesi un test con dieci apparecchi installati nei vigneti. Cleto Ferrari, del Dipartimento: "Uno l'ho provato nella mia proprietà. Risultati contrastanti, ma in primavera riproviamo"

BELLINZONA – Per ora siamo a livello di test. Per vedere se quegli apparecchi funzionano. Se gli ultrasuoni che emettono sono davvero in grado, come garantisce la ditta che li produce, di tener lontano gli ungulati dai vigneti. Cosi, il Dipartimento del territorio ne ha ordinati dieci, per una spesa complessiva attorno ai 15'000 franchi. Se gli apparecchi dovessero dimostrarsi veramente efficaci il Dipartimento potrebbe promuoverne l’utilizzo partecipando ai costi d’acquisto. Una sorta di sussidio ai viticoltori.

Il test è stato organizzato nei mesi scorsi dal collaboratore personale dell’allora ministro Michele Barra, Cleto Ferrari. E uno di questi apparecchi è stato installato nel suo vigneto. Una piccola azienda viticola di collina, spiega Ferrari, particolarmente soggetta a incursioni di ungulati e animali selvatici. Una scelta che Ferrari motiva punto per punto in questa intervista: nessun problema, afferma.

"Non appena Barra si è insediato al Dipartimento del Territorio – dice – in maggio siamo stati letteralmente sommersi dai reclami legati alle scorribande degli ungulati nei vigneti. Un problema datato e molto sentito. Per questo abbiamo promesso di occuparci della situazioni e di cercare delle soluzioni".

Va considerato, aggiunge Cleto Ferrari, che il Cantone paga di regola più di 1 milione di franchi all'anno per risarcire parzialmente i danni provocati dagli ungulati. La situazione si può riassumere dicendo che lo scontento dei danneggiati rimane e il Cantone paga parecchio.

Il Dipartimento in passato ha dovuto mettere in campo, sostenendole anche finanziariamente, misure preventive come ad esempio le recinzioni, “che hanno un costo elevato e sono paesaggisticamente deturpanti”. E poi, aggiunge, non è che possiamo recintare tutto il Cantone. Inoltre le superfici dei vigneti recintati non sono più a disposizione degli ungulati nel periodo invernale per lo sverno. Sottraendo questo territorio si spingono gli animali sul fondovalle creando anche pericoli per gli automobilisti. E lo Stato finanzia fino all'80% il materiale a coloro che mettono una recinzione.

“È dunque necessario, soprattutto in un periodo di vacche magre per le finanze pubbliche – spiega Ferrari -, trovare delle soluzioni alternative e sostenibili per abbattere i costi e risolvere il problema nell’interesse dei cittadini".

Così, "a giugno abbiamo elaborato all’intenzione dell'Ufficio caccia e pesca un documento con una serie di misure volte a contenere i danni, tra cui anche quella dell'apparecchio elettronico. Abbiamo inoltre cercato di migliorare il clima fra gli attori in campo, Ufficio caccia e pesca e organizzazioni agricole. Un clima, inutile nasconderlo, teso anche con i cacciatori”.

I problemi maggiori con gli ungulati si registrano nei primi mesi vegetativi dell'anno e durante il raccolto da agosto a ottobre, spiega Ferrari, che prima di essere chiamato da Barra era segretario agricolo cantonale. “Volevamo quindi approfittare della relativa calma dei primi mesi estivi per farci trovare pronti con una serie di misure volte al contenimento dei danni. Non avendo ottenuto risposta dall'Ufficio, già oberato di lavoro, a inizio settembre, per non perdere l'anno, abbiamo deciso di fare comunque una prova con gli apparecchi elettronici per ottenere una prima valutazione e coinvolgere l’organizzazione dei viticoltori, vale a dire la Federviti”.

In fretta e furia, spiega Ferrari, a livello di Divisione abbiamo dunque ordinato e messo sul territorio gli apparecchi. “Lo abbiamo fatto in collaborazione con le Federviti regionali, che sono cinque in tutto il Cantone. Prima di questo passo avevo già visionato due sistemi analoghi in Ticino che si ritenevano validi. Ma erano installati in zone di pianura, che permettono un’ottimale copertura del vigneto con gli ultrasuoni, mentre come si sa le zone più "calde" su questo fronte sono quelle collinari con una morfologia del terreno molto irregolare. L’operazione consisteva nel mettere a disposizione di ogni Federviti regionale due apparecchi da testare appunto in questo tipo di vigneti“.

Gli apparecchi, prosegue, sono ora stati ritirati dalle colture e sono a disposizione del Dipartimento. Gli animali possono dunque tornare a brucare l’erba dei vigneti senza disturbo.

“Abbiamo raccolto per scritto l’esperienza delle singole prove e a gennaio ci incontreremo con i rappresentanti delle 5 sezioni per fare il punto alla situazione – spiega Ferrari -. Alla prova ho partecipato anch’io posizionando un apparecchio nel mio vigneto, che si trova in una posizione collinare, distante dall'abitato, ed è preso di mira dagli ungulati. Dal test effettuato in prima persona mi rendo conto che l’uso di questi apparecchi è molto difficile in collina: essendo la superficie poco omogenea, il suono dissuasivo non arriva ovunque e quindi gli ungulati hanno comunque mangiato l’uva”. 

Dagli altri viticoltori sono arrivate opinioni contrastanti, conclude Ferrari: alcuni sono soddisfatti, altri meno. “Penso che probabilmente si riproporrà il test in primavera, prima di poter arrivare ad una seria conclusione. Al momento quello che posso anticipare è che questa misura ha sicuramente i suoi limiti anche dovuti al fastidio che potrebbe arrecare al vicinato. Non sarà sicuramente applicata su larga scala e potrebbe comunque rappresentare un tassello di una serie di altre misure indispensabili per chiudere finalmente il cerchio trovando un compromesso tra l’insoddisfazione dei danneggiati e i danni pagati dallo Stato, lasciando ancora spazi agli animali dove svernare in tranquillità senza limiti imposti da recinzioni”.

AELLE/emmebi

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