VEZIA – “Oggi, lunedì 18 novembre, alle ore 14 la polizia arriverà a cambiare le serrature e mia moglie, i miei due figli e io subiremo l’ennesimo sfratto. Il tutto senza che nessuno muova un dito per aiutarci. Sono ticinese e sono in difficoltà. E dov’è lo Stato quando siamo noi ad averne bisogno?”. A parlare è un padre di famiglia, lavoratore indipendente finito sul lastrico, che, esasperato, ha deciso di raccontare la sua storia.“Avevo una mia azienda, ma i clienti non pagavano. Così due anni fa ho cominciato ad avere gravi problemi finanziari. Ho cercato aiuto, ma invano. Dopo tre mesi abbiamo ricevuto il primo sfratto. Ci hanno sistemati in un albergo, pagato con un mio conto che è stato bloccato apposta come garanzia. L’unico in cui avessi ancora qualche soldo per poter sfamare la mia famiglia. Dopo un mese passato così ho detto basta”.La famiglia si è messa allora alla ricerca di una nuova casa. Ricerca che si è rivelata una missione impossibile dato che sull’uomo pendono il fallimento della sua attività e diversi precetti esecutivi: “Nessuno in Svizzera ti dà un appartamento se il tuo estratto dell’Ufficio esecuzione fallimenti non è più che immacolato”. E perciò l’uomo, dopo mesi passati nell’incertezza, opta per una soluzione ‘estrema’: falsificare quel certificato che si frapponeva fra lui e un tetto sotto cui far vivere la sua famiglia.In questo modo, verso maggio ottengono finalmente un appartamento. Poco dopo il trasloco però, il proprietario dell’immobile scopre la ‘truffa’ e comincia subito l’iter per annullare il contratto. Iter ovviamente motivato e riuscito che si conclude con una sentenza di sfratto per il 30 agosto. Scattano i ricorsi (di cui l’ultimo anche al Tribunale federale e ancora in sospeso), ma il primo si risolve nella conferma della sentenza di sfratto che sarà eseguita oggi pomeriggio. “Mia moglie in questo momento sta facendo le valigie, per ora andrà coi bambini dalla sorella e io mi arrangerò in qualche modo. Ma come potremo uscire da questa situazione? Con il sistema che c’è in Svizzera, come potremo trovare un novo appartamento se nessuno ci dà una mano?”“Ho sbagliato. So di averlo fatto e non l’ho mai negato. Nei ricorsi infatti non chiedo l’annullamento della sentenza, ma solo una sospensione che mi dia il tempo di trovare un’altra sistemazione. Ero disperato. Mi sono sentito abbandonato, obbligato ad arrangiarmi in qualche modo e quella era l’unica via d’uscita che ho trovato. In fondo cosa è stato fatto per aiutarmi? Oggi come due anni fa: niente. Torno a dirlo: ho commesso un grave errore e ne sono consapevole, ma trovo profondamente ingiusto che nessuno si muova quando ad essere in difficoltà è un cittadino ticinese”.