CRONACA
Unicità e tradizione: ecco i segreti dell’artigianato per sopravvivere nel nuovo millennio
Per Claudio Gianettoni, presidente di Glati, la federazione che raggruppa le associazioni di artigiani ticinesi, le parole d’ordine del successo del manufatto nostrano sono “meno quantità, più qualità e personalizzazione"

GORDOLA – Glati è la Federazione delle Associazioni di Artigiani del Ticino, al suo interno raggruppa le associazioni Pro Verzasca, Artigiani di Vallemaggia, Artigiani Bleniesi e l’associazione del Cotto e artigiani del Ticino che opera nel Sottoceneri. Ma di che cosa si occupa di preciso la Federazione? A spiegarlo è Claudio Gianettoni, presidente della Glati.

“Ci occupiamo di promuovere il settore artigianale ticinese, quindi non tanto le aziende, ma proprio gli artigiani della tradizione artistica e dell’edilizia storica. E lo facciamo attraverso la formazione con corsi, sia per chi è del mestiere sia per gli interessati, che si svolgono al nostro centro di Gordola o presso gli artigiani stessi. C’è poi anche la promozione commerciale con i cinque negozi che abbiamo per il Ticino: a Cevio, Sononogno, Dongio, Caslano e alla sede di Gordola si possono quindi trovare i prodotti dei circa quattrocento artigiani che fanno parte di Glati. Prodotti di tutti i tipi e materiali: feltro, vetro, legno, pietra… Si va dalla tradizione del gerlo ad intreccio fino a lavori artistici e decorativi o funzionali come le classiche tazze e ciotole”.

E infatti consultando le ben 35 pagine del catalogo presente sul vostro sito ci si rende conto della grande varietà di manufatti disponibili. Ma c’è quindi anche la possibilità di acquistare on line?
“Ci stiamo organizzando. Il problema è che ogni prodotto artigianale è, per definizione, unico. Il catalogo è perciò indicativo. Per il momento preferiamo quindi lavorare a ‘contatto’ con il cliente. Chi è interessato ai pezzi in catalogo può contattarci via mail e noi poi ci organizziamo per fornirgli indicazioni più precise, foto del prodotto ‘reale’ o una scelta fra le realizzazioni disponibili”.

Come sta andando il settore?
“Questo periodo è il momento in cui l’artigianato fa la maggior parte del fatturato annuo. Proprio pensando al Natale, abbiamo tenuto aperti i nostri negozi e la gente sta rispondendo bene. A gennaio poi ripartiremo con gli altri progetti in cantiere e con le collaborazioni con i vari enti che stiamo portando avanti.

Mi faccia qualche esempio.
“Nei nostri negozi facciamo vernissage con la presenza dei vari artigiani che hanno così la possibilità di farsi conoscere, oppure incontri in cui trattiamo temi specifici. A febbraio, per esempio, faremo una serata sul tema dell’artigianato nell’edilizia, per capire come preservare il valore storico dei rustici grazie alla competenza degli artigiani che sanno ancora lavorare sul posto i diversi materiali e che quindi riescono a intervenire mantenendone il valore storico. Oppure, stiamo lanciando un concorso legato ai ritrovamenti di anfore a Caslano, proponendo la reinterpretazione di questa brocca che ha un forte legame con il territorio. O ancora, attivo fino al 28 febbraio, è il bando per il progetto ‘abbràcciati’ nel Locarnese. In pratica si chiede agli artigiani di creare un manufatto che rappresenti simbolicamente questo gesto. La campagna, pensata in collaborazione con l’Ente regionale per lo Sviluppo del Locarnese e Vallemaggia, vuole dare un messaggio di accoglienza, un abbraccio appunto, alle persone che scelgono di soggiornare nelle nostre strutture turistiche o di benessere. Questi oggetti saranno poi esposti nei punti più frequentati dai turisti, dando anche maggiore visibilità alla produzione artigianale locale”.

La concorrenza è però forte: in questo periodo di regali, come nel resto dell’anno, le persone tendono ad affollare i centri commerciali o i grandi negozi dove si ha ‘tutto’ a portata di mano e a prezzi più modici. Si può ancora vivere, al giorno d’oggi, di solo artigianato?
“Secondo me, da un po’ di tempo a questa parte, c’è un ritorno alla ricerca del prodotto artigianale. Come è successo per il vino ticinese, anche l’artigianato sta portandosi verso un proprio segmento di mercato. Non siamo e non cerchiamo la concorrenza. Pensiamo per esempio alle tazze, sarebbe assurdo tentare di essere concorrenziali con quelle che arrivano dalla Cina a prezzi stracciati. Si opta quindi per la personalizzazione degli oggetti creati in collaborazione tra cliente e artigiano. Il cliente che ricerca un regalo particolare può contare sulle competenze dell’artigiano che permettono un risultato non comparabile con qualsiasi altro prodotto. Quindi meno quantità, certo, ma più qualità e possibilmente unicità. E su questo come Federazione svolgiamo anche un lavoro di approfondimento sulla nostra cultura, i ritrovamenti archeologici, i tessuti tipici, sviluppando quindi oggetti fortemente legati al territorio e alla tradizione ticinese”.

Unicità e tradizione rimangono quindi i veri punti di forza che permettono all’artigianato di sopravvivere e rivivere nel nuovo millennio.
“Sì. Ritengo poi che c’è una maggiore attenzione verso questa arte grazie anche al contatto, alla relazione diretta che si può instaurare con l’artigiano e che permette di vedere questo mondo e i suoi prodotti in modo molto diverso. Se vado a fare un corso di ceramica, capisco poi qual è la qualità e l’impegno e alla fine prendo un prodotto che mi ricorda l’artigiano e il lavoro che c’è dietro. Creo una relazione insomma. Ed è qualcosa di molto diverso rispetto a quanto può dare un oggetto anonimo, stampato in serie”.

 

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