CRONACA
Truffa delle auto "rubate" in Italia, l'inchiesta si allarga: altri quattro arresti nelle ultime ore
In carcere, oltre alle persone già indagate, sono finiti quattro italiani che lavoravano per l'organizzazione che ha piazzato un centinaio di vetture in alcuni garage ticinesi

LUGANO – Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta sul traffico d’auto “rubate” che, partita da un blitz al garage multimarca GTO di Canobbio, nei mesi scorsi ha portato in carcere alcuni rivenditori ticinesi. Tra i quali, oltre al titolare del GTO, due fratelli siriani che gestivano altrettanti garage. Due delle persone coinvolte sono già state rilasciate, come il siciliano di 39 anni, residente a Riva San Vitale, di cui ha parlato ieri sera il Quotidiano della RSI.

Ma la notizia sta nei nuovi arresti: nelle ultime ore gli inquirenti hanno arrestato altre tre persone. Tutti italiani residenti oltre confine. Pure loro, come i garagisti finiti in carcere, sono accusati di ricettazione e falsità in documenti. La procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti, titolare dell’inchiesta, sta valutando la posizione dei tre per decidere se chiedere o no la conferma degli arresti.

Un quarto individuo è stato arrestato l’altroieri. I quattro erano gli intermediari dell’organizzazione italiana che procurava illegalmente veicoli ai rivenditori ticinesi.

Abbiamo usato il termine auto rubate tra virgolette in quanto in realtà le vetture venivano immatricolate in Svizzera con tutti i crismi apparenti della legalità. Il sistema usato per mettere in piedi la cosiddetta “truffa delle auto” era geniale: tramite alcune società italiane le automobili venivano acquistate in leasing, pagando in anticipo le prime otto rate. In questo modo l’organizzazione aveva il tempo necessario per pianificare il trasferimento in Svizzera, con tanto di regolare sdoganamento. Poi, a un certo punto, le società denunciavano il furto delle vetture, che però erano già state rivendute in Ticino.

Non erano auto di lusso: niente Ferrari, Porsche e Lamborghini, per intenderci, ma macchine di media-alta gamma: BMW, Audi, Volkwagen, con qualche migliaia di chilometri… Il vantaggio della truffa delle auto, oltre che per l’organizzazione, c’era anche per gli acquirenti ticinesi, che potevano acquistare vetture quasi nuove arrivando a pagarle, giocando anche sulla diversa aliquota dell’IVA tra Italia e Svizzera, il 30-40% meno rispetto al valore di mercato.

Non è chiaro se gli emissari italiani le procurassero ai garagisti in "conto vendita" o facendosele pagare in contanti. Ma pare che l’organizzazione sia riuscita a piazzare nei diversi garage un centinaio di vetture. L'inchiesta deve anche chiarire il grado di consapevolezza dei garagisti che le hanno comprate.

emmebi

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