CRONACA
L'ex sindaco Luido Bernasconi a processo: "Ho sbagliato ma non volevo danneggiare il Comune"
Il fiduciario, che per 29 anni ha retto le redini di Vico Morcote, è accusato di amministrazione infedele e appropriazione indebita di imposte alla fonte. L'importo globale stimato è di circa 800'000 franchi

LUGANO - Luido Bernasconi, per anni e fino all'ottobre scorso sindaco di Vico Morcote, è oggi, venerdì 7 febbraio, a processo alle Correzionali di Lugano. È accusato di ripetuta amministrazione infedele aggravata e ripetuta appropriazione indebita di imposte alla fonte. Questi sono i reati ipotizzati nell'atto d'accusa dal procuratore generale John Noseda.

Di fronte al giudice Mauro Ermani, Bernasconi deve rispondere di aver danneggiato il comune in correità con il segretario comunale omettendo di avviare le procedure esecutive per l'incasso delle proprie imposte comunali per gli anni 1999-2008, per un importo di quasi 170'000 franchi. E di aver danneggiato, sempre in correità con il segretario, lo stesso comune per non aver avviato le procedure di incasso a carico del condominio Olivella, del quale era amministratore in qualità di fiduciario. In questo caso l'importo è di circa 234'000 franchi.

Le somme dovute sono nel frattempo state tutte saldate.

Sempre nell'ambito della sua attività professionale, l'imputato è accusato di avere impiegato a profitto di due società che amministrava le imposte alla fonte che avrebbe dovuto versare al Cantone per un importo complessivo di oltre 400'000 franchi. In tutto, dunque, il quadro delle malversazioni addebitate a Bernasconi supera gli 800'000 franchi.

"La sto vivendo veramente male questa situazione - ha detto l'ex sindaco -. Ho subìto una forte pressione mediatica. Ho anche dovuto abbandonare dei clienti che non potevo più rappresentare in quanto ero indagato, e ho avuto dei contraccolpi anche economici perdendo dei mandati".

Sulla principale accusa che gli viene mossa, Bernasconi ha affermato: "Di principio un sindaco non può intimare a lui stesso dei precetti esecutivi. Il segretario aveva informato il vicesindaco Simona Genini della situazione. Siccome contavo che dovevano entrarmi dei mezzi finanziari avevo garantito che avrei pagato quei soldi a breve. Sarebbe assurdo pensare che volessi danneggiare intenzionalmente un comune al quale ho dedicato 29 anni della mia vita. Al momento in cui è iniziata la procedura penale era già previsto che saldassi il dovuto".

"Ma parliamo di dieci anni di arretrati", ha osservato il giudice.

"Ho avuto uno sforzo finanziario non indifferente per rilevare lo studio fiduciario dal mio socio, e poi ci sono state altre spese, e quella liquidità avrei già dovuto averla a disposizione qualche anno prima, ma intanto dovevo sopportare le spese dell'ufficio, gli stipendi eccetera".

Il giudice: "Perchè non ha mai avvisato il vicesindaco degli arretrati dell'Olivella?"

Bernasconi: "Il capodicastero era al corrente della situazione dell'Olivella".

Ma chi firma le domande di esecuzione?, ha chiesto il giudice.

"Il sindaco o il vicesindaco", ha risposto l'imputato.

Il giudice: "Allora perchè non ha avvertito il vicesindaco?"

Bernasconi: "È vero ho sbagliato a non coinvolgerla".

Venerio Quadri, legale di Bernasconi, ha però rilevato che la vicesindaco era al corrente della situazione da almeno tre anni.

Il segretario comunale ha detto a verbale di essere legato da un debito di riconoscenza nei confronti del sindaco, che lo aveva assunto, al quale riferiva direttamente su tutte le questioni del Comune: "Il sindaco mi aveva chiesto di non inoltrare la domanda di esecuzione e di attendere i pagamenti", ha dichiarato durante gli interrogatori.

"Ma questa situazione è andata avanti per dieci anni - ha rilevato il giudice Ermani, sottolineando anche i legami politici tra Bernasconi e il segretario -. Lei non è un signor nessuno, Bernasconi: è stato presidente distrettuale del PLR, presidente del Football Club Lugano, candidato alle elezioni nazionali...".

"È vero, ho sbagliato e me ne assumo la responsabilità - ha ripetuto Bernasconi -. Ma anche il vicesindaco, che era consapevole della situazione, avrebbe potuto intervenire e dirmi: ehi, ragazzo, ma cosa stai facendo?".

Tornando al caso Olivella, il giudice ha chiesto a Bernasconi: "Lei è amministratore di un condominio che non paga le tasse dovute al comune di cui lei stesso è sindaco e non procede all'incasso?"

"Abbiamo fatto i richiami. Ma dal 2006 le amministrazioni immobiliari erano seguite nella mia fiduciaria da segretarie che dipendevano dal mio socio. Anche se alla fine, è chiaro, il responsabile sono io se sbagliano i miei collaboratori. Ma nemmeno in questo caso ho voluto danneggiare il comune. Tanto è vero che dopo che è saltata fuori la denuncia tutto è stato saldato".

Il giudice ha sottolineato che l'immobile Olivella appartiene in buona parte alla Mabetex, ed è quindi riconducibile a un personaggio di fama mondiale (Bedjet Pacolli, ndr): "Poteva quindi essere un biglietto da visita ineressante, per Bernasconi, amministrare i suoi condomini, al di là della remunerazione del mandato. Sappiamo che all'imputato piaceva un po' la vita mondana...".

Bernasconi ha spiegato che ci sono stati dei problemi nell'amministrazione dello stabile e ha ribadito che non era assolutamente sua intenzione danneggiare il comune.

Per quanto riguarda l'accusa legata alle imposte alla fonte, Bernasconi ha spiegato di aver sempre informato l'azionista della società principale che amministrava. "Quando ancora ero amministratore mi arrivavano le raccomandate. A un certo punto mi sono arrabbiato e l'azionistra mi ha detto che avrebbe saldato i debiti".

Per la cronaca, la posizione dell'azionista, come ha spiegato il procuratore Noseda, verrà affrontata a livello penale una volta terminato il processo di oggi e a dipendenza del suo esito.

emmebi

 

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