CRONACA
Programma Erasmus: partecipazione svizzera già in forse prima del voto del 9 febbraio
In dicembre l’UE chiese alla Confederazione di raddoppiare il proprio contributo per gli anni 2014-2020, in risposta, fra le ipotesi sottoposte al governo dal consigliere federale Schneider-Ammann, anche quella di interrompere le trattative con Bruxelles

BERNA – La partecipazione svizzera al programma Erasmus era seriamente minacciata già prima del voto a favore dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". Dopo che l'Unione europea (Ue), nel dicembre scorso, ha chiesto alla Svizzera di raddoppiare il proprio contributo - da 185 a 376 milioni di franchi - per l'adesione al programma negli anni 2014-2020, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha sottoposto al governo l'ipotesi di interrompere le trattative con Bruxelles.

L'informazione, pubblicata oggi dalla Basler Zeitung (BaZ), è stata confermata all'ats da Ruedi Christen, capo della comunicazione del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Questi ha tenuto a precisare che le "informazioni del quotidiano sono tutte corrette, ma non sono l'intera realtà". Maggiori informazioni saranno fornite questo pomeriggio, ha aggiunto.

Schneider-Ammann ieri sera alla radio della Svizzera tedesca aveva già fornito parte dell'informazione, indicando che l'Ue voleva più soldi, ma non aveva formulato cifre precise.

La Basler Zeitung afferma di disporre di un documento segreto, datato 28 gennaio 2014, che il capo del DEFR ha sottoposto al Consiglio federale nella seduta del giorno seguente. Il testo indica che Bruxelles chiedeva a Berna 376 milioni di franchi quale "Contributo obbligatorio per la partecipazione a 'Erasmus per tutti'", una delle voci del credito complessivo Erasmus. Per il "Contributo obbligatorio", il parlamento alla fine di settembre aveva però concesso meno della metà, ossia 185,2 milioni. Il credito complessivo per il programma Erasmus, licenziato dalle Camere, ammontava a 305,5 milioni.

Stando al quotidiano renano, il documento sottoposto al governo propone due varianti: la prima, privilegiata da Schneider-Ammann, consisteva nell'accettare la rivendicazione dell'Ue e quindi nel chiedere al parlamento ulteriori crediti, ma unicamente per il periodo 2014-2016. Così la BaZ cita tra l'altro il documento: "Dal punto di vista tattico, con la variante A, il Consiglio federale guadagna alcuni anni di tempo".

La variante B consisteva nell'interruzione dei negoziati sul nuovo programma Erasmus con l'Ue. In questo caso il documento propone anche come rimediare alla mancanza di fondi per la mobilità studentesca: i soldi versati nel programma europeo sarebbero stati destinati a misure di accompagnamento per gli studenti.

Nella seduta del 29 gennaio, il governo ha poi bocciato entrambe le varianti e chiesto al DEFR di rivedere il dossier.

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