È quanto emerge dal decreto d’accusa con cui il sostituto procuratore generale Antonio Perugini ha rinviato a giudizio il direttore del postribolo, in carcere dallo scorso l’ottobre. Il 48enne sarà giudicato alle minori e non rischierà più di cinque anni

BELLINZONA – Firmato l’atto d’accusa con cui il sostituto procuratore generale Antonio Perugini ha rinviato a giudizio il direttore del Lumino’s, in carcere dallo scorso ottobre. E dagli incarti emergono nuovi dettagli sulle attività del 48enne.
Come riporta la RSI, il sistema di telecamere del postribolo era stato installato allo scopo di tassare secondo un tariffario preciso le prestazioni delle prostitute. Una sorta di tassametro, con cui il direttore controllava la durata esatta dei rapporti che si consumavano al primo piano dello stabile, dove si trovavano le camere a disposizione delle prostitute. Sistema che ha fruttato all’uomo 3 milioni di franchi.
Oltre a sfruttamento della prostituzione, nell’atto figurano poi altre accuse. Fra queste reati fiscali e una tentata truffa a una cassa disoccupazione. Il direttore, scrive ancora la RSI, contesta però gli addebiti così come formulati.
Come anche l’accusa di aver tentato di ricattare Michele Barra, allora consigliere di Stato, per ottenere, grazie a una spintarella politica, la licenzia edilizia per il postribolo che gli era stata negata dal Comune. E per questo, tra le parti civili, figura anche il Canton Ticino.
In ogni caso il 48enne non rischia più di cinque anni di carcere, in quanto sarà giudicato alle Criminali minori.