Con un comunicato il gruppo Ungulati e Territorio torna sullo scontro Regazzi-Zali e prende le difese del ministro: “I nostri vicini non hanno mai avuto nelle istituzioni lobby così potenti come quella dei cacciatori ticinesi”

BELLINZONA - Le scintille scoppiate fra il Consigliere di Stato Claudio Zali e il Presidente della FCTI Fabio Regazzi durante la recente assemblea della Federazione Cacciatori Ticinesi hanno sollevato per l’ennesima volta il problema dei danni all’agricoltura e alla natura provocati dagli ungulati nel nostro Cantone (leggi articolo correlato).
Ora a tornare sul tema è il gruppo Territorio e Ungulati che, con un comunicato firmato da Francesco Tettamanti, se la prende con il Consigliere nazionale Ppd. “Oggetto del contendere – si legge nel comunicato – sono state le dichiarazioni poco opportune del Presidente Regazzi in un’intervista rilasciata alla vigilia dell’assemblea del sodalizio da lui presieduto, nella quale egli ha sollevato diverse obiezioni sulla gestione della problematica da parte del Dipartimento del Territorio. Fra i vari quesiti il Presidente della Federazione dei Cacciatori Ticinesi si chiede come mai in Ticino lo Stato sia costretto a dei risarcimenti milionari (CHF 1,3 Mio nel 2013) mentre nei Cantoni a noi vicini i risarcimenti nei confronti dell’agricoltura sono più che esigui, lasciando intendere fra le righe che le nostre autorità sono troppo magnanime nel risarcire i danni provocati dagli ungulati, prevalentemente cervi e cinghiali.”
Fatta la premessa, ecco la stoccata rivolta direttamente al pipidino: “Regazzi è un politico navigato, di spessore e solitamente ben informato, per cui la domanda che sorge spontanea davanti a questa sua presa di posizione è: dove vuol andare a parare?”
“Il motivo della notevole differenza nei risarcimenti rispetto ad altri Cantoni – spiega la nota – è in realtà molto semplice: in primo luogo la distribuzione territoriale delle zone agricole in Ticino è molto diversa rispetto al Vallese e ai Grigioni.”
Cinghiali e cervi
“I vigneti – proesegue il comunicato – si trovano infatti direttamente in prossimità delle zone boschive. Inoltre in Vallese e nei Grigioni il cinghiale, responsabile di quasi la metà dei danni, non è praticamente presente mentre in Ticino, dopo una assenza plurisecolare, è ricomparso da circa un ventennio, introdotto clandestinamente - guardacaso … da cacciatori (sembrerebbe) d’oltre confine- allo scopo di aver finalmente qualcosa di grosso da cacciare anche al piano. Da buon cacciatore Regazzi dovrebbe conoscere molto bene il loro tasso di proliferazione e le conseguenze dovute a una gestione errata delle loro popolazioni.”
“Per quanto concerne il cervo – continua Tettamanti – , nei Cantoni a noi vicini, contrariamente a quanto accaduto in Ticino, non si è mai adottata una politica espansiva da parte delle autorità cantonali e chiaramente supportata dalle società venatorie. La presenza del cervo a sud del ponte diga è stata infatti favorita da una politica di gestione molto espansiva della specie adottata soprattutto in questo ultimo decennio. È ovvio che con l’introduzione di un ungulato di tali dimensioni in zone con la presenza di santuari dove la caccia è bandita (Monti San Giorgio e Generoso) e dove a ridosso di queste bandite sono presenti da secoli vigneti e altre colture sensibili- non saremmo potuti che arrivare a questo sfacelo.”
La potente lobby dei cacciatori ticinesi
Tettamanti, dopo aver spiegato le differenze tra il nostro cantone e quelli a noi più vicini e confontati con territori e problemi simili, se la prende poi direttamente con i cacciatori e la loro lobby, che proprio Regazzi rappresenta:
“Non da ultimo e a mio parere di capitale importanza – sottolinea Tettamanti – , i nostri vicini non hanno mai avuto all’interno delle istituzioni lobby così potenti come quella dei cacciatori ticinesi. Lobby che ha influenzato notevolmente la politica venatoria ticinese degli ultimi anni e che probabilmente non ha permesso a chi di dovere di gestire le popolazioni di ungulati, analogamente a quanto hanno fatto i nostri vicini, dove vige un sostanziale equilibrio faunistico e i danni a boschi e colture sono di conseguenza limitati.”
Lo Stato e soprattutto i proprietari di boschi (patriziati, comuni e privati cittadini) devono investire annualmente milioni per far fronte ai danni e per assicurare le adeguate protezioni alle nuove piantagioni.
Non è normale che la collettività debba investire CHF 200.00 per proteggere una piantina che costa dieci volte meno!
Questi investimenti, assurdi ma necessari, sono l’unica soluzione per garantire un bosco sano fra trenta o cinquant’anni. Abbiamo tutti visto nella vicina Penisola i danni causati dal dissesto idrogeologico presente in molte regioni.
L’unica vera protezione per la popolazione da frane, caduta di massi e alluvioni è un territorio ben curato e un bosco che possa svolgere le sue funzioni protettive.
La difesa del ministro Zali
Infine il gruppo Territorio e ungulati tornano anche sulla querelle nata tra i due esponenti politici, e difende il lavoro di Claudio Zali: “La funzione dell’On. Zali va ben oltre l’assecondare i desideri di una Lobby. Il fatto che egli abbia picchiato i pugni sul tavolo dimostra il suo innegabile impegno e il fatto che sappia difendere la sua funzione e le sue idee, ma anche che sappia dire NO a qualcuno. Abbiamo potuto constatare tutti dove ci ha condotto la politica del “tàia e medéga” praticata fino ad ora e forse una bella scossa andava data per portare tutti alla ragione.”
red