CRONACA
"LaRegione un giornale di assassini?", decreto d'accusa per Boris Bignasca: è stata diffamazione
La proposta di pena del procuratore Pagani: quarantacinque aliquote giornaliere da novanta franchi, sospese condizionalmente per due anni, e una multa di cinquecento franchi. Si andrà a processo

LUGANO - Quarantacinque aliquote giornaliere da novanta franchi, sospese condizionalmente per due anni, e una multa di cinquecento franchi. È la pena proposta dal procuratore pubblico Andrea Pagani nei confronti del presidente dei Giovani Leghisti e direttore del Mattinonline Borsi Bignasca. Per i reati di diffamazione, ingiuria, mancata opposizione a una pubblicazione punibile e ripetuta infrazione alla Legge federale contro la concorrenza sleale. Bignasca intende ricorrere contro la condanna. Ci sarà dunque un processo in Pretura penale.

Questi reati sono riferiri alla vertenza che oppone Bignasca alla Regiopress, società editrice de LaRegioneTicino, e al direttore della testata Matteo Caratti. Nel decreto d’accusa - si legge oggi sul quotidiano - il procuratore Pagani sostiene che Boris Bignasca avrebbe diffamato la Regiopress e Caratti in un articolo intitolato “laRegione: un giornale di assassini?”. Articolo dedicato al suicidio di un avvocato luganese, nel quale si criticava pesantemente un servizio della Regione che, qualche qualche giorno prima del suicidio, aveva fatto il nome dell'avvocato parlando del suo coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria italiana sulla ‘ndrangheta.

Le ingiurie a Caratti sono invece riferite all’edizione del ‘10 Minuti’ del 7 dicembre 2011, dove il direttore della Regione era definito ‘gentaglia’ e ritratto in un fotomontaggio con un coltello in mano e i vestiti sporchi di sangue.

Due settimane dopo Boris Bignasca, in qualità di direttore del ‘10 Minuti’, avrebbe poi “intenzionalmente omesso” di impedire la pubblicazione di un pezzo intitolato ‘Il mostro di Bellinzona’ nel quale si diffamava nuovamente la Regiopress, rendendola “sospetta di condotta disonorevole” poiché contava tra i suoi collaboratori l’ex direttore della Società nuoto Bellinzona, all’epoca dei fatti indiziato per “gravi reati di natura sessuale a danno di fanciulli”.

LaRegione ricorda inoltre che, oltre all'attuale decreto d'accusa, ci sono in vista per Bignasca altri due processi in Pretura penale, entrambi determinati dalla sua opposizione ad altrettanti decreti d’accusa. Le denunce sono state sporte, sempre per articoli pubblicati da 10 Minuti, dell'avvocato Paolo Bernasconi e dal general manager dell'impresa Comsa Francesco Ricci.

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