CRONACA
False fatture alla Carità: licenziato in tronco il medico che parlò di ‘probabile prassi comune’ fra i primari dell’Eoc
Qualche giorno dopo l’intervista, la convocazione in direzione in cui gli viene presentata una lettera di dimissioni da firmare. Al rifiuto, Lepori vede cessare di botto il suo contratto: “Preso a pesci in faccia dopo più di vent’anni di lavoro per l'Eoc"

BELLINZONA – Si era espresso sul caso scoppiato all’ospedale la Carità di Locarno, aveva raccontato la sua esperienza nell’EOC e aveva parlato di una ‘probabile prassi comune’ riferendosi alla fatturazione di prestazioni inesistenti da parte di primari e viceprimari dell’Ente e ora è stato licenziato. Lo scrive la Regione, il quotidiano a cui Valentino Lepori aveva affidato la sua testimonianza. (vedi articolo allegato)

Lepori, oltre ad avere un suo studio, era infatti ancora attivo presso l’EOC come medico del personale degli ospedali di Bellinzona, Faido e Acquarossa, oltre che di quello dei Servizi centrali di Biasca, mansione che costituiva circa il 10% della sua attività professionale. E Lepori, come scrive il quotidiano bellinzonese, probabilmente ricorrerà essendo il licenziamento non collegato a suoi demeriti professionali.

LaRegione ricostruisce quindi i passi che dalla pubblicazione dell’intervista di denuncia, lo scorso 27 settembre, hanno portato alla cessazione ‘in tronco’ del rapporto lavorativo con EOC. Quanto dichiarato da Lepori non va giù e il lunedì successivo il direttore del San Giovanni di Bellinzona Sandro Foiada si reca nello studio di Lepori, che al quotidiano racconta di essersi sentito sotto pressione. Ma il tutto si conclude con un riavvicinamento, visto che nel frattempo il medico ha ridimensionato al portata delle sue affermazioni.

Tre giorni dopo invece, l’amara sorpresa: Lepori viene convocato in direzione e gli viene sottoposta una lettera di dimissioni da firmare. Si rifiuta e scatta il licenziamento in tronco. “Mi sono sentito preso a pesci in faccia dopo ventidue anni di lavoro per l’Eoc, dei quali sedici come medico del personale degli ospedali di Bellinzona, Acquarossa, Faido e dei Servizi centrali di Biasca”, dichiara il medico a LaRegione aggiungendo poi che ‘la sberla’ è aggravata dal fatto che “il licenziamento non ha nulla a che vedere con la mia attività professionale”. Perciò, conclude, adirà probabilmente alle vie legali.

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