Il consigliere nazionale, presidente della società animali di Lugano e dintorni, spiega come è nato il pasticciaccio e le sue implicazioni per gli enti no profit. “Per noi ogni franco è importante, bisogna porvi rimedio”
LUGANO – “È proprio il cane che si morde la coda”, diciamo con il consigliere nazionale Pierre Rusconi che ci segnala un grattacapo (ma per gli oneri finanziari che impone, meglio parlar di un vero e proprio problema) in cui da quest’anno incorrono le società di protezione animali a causa di un buco legislativo.
La questione riguarda i cani: ogni proprietario deve infatti versare una tassa, dell’ordine di 100 franchi all’anno, per ognuno degli amici a quattro zampe che possiede. E questo vale anche per i trovatelli o abbandonati che le varie associazioni animali hanno in custodia.
Fino al 2013 però, demandato a tassare i proprietari era il Cantone, che sarebbe anche chiamato a gestire ‘la presa a carico’ dei cani spersi o abbandonati. Non avendo però le strutture necessarie, ha incaricato del compito i vari enti no profit che si occupano della protezione animali. La tassa pagata in quanto ‘proprietari’ di cani dalle associazioni animali al Cantone, veniva quindi ritornata sotto forma di prestazioni fatturate. In sostanza, i conti venivano pareggiati e la custodia dei cani, sotto questo aspetto, non gravava sulle finanze dei vari enti.
Da quest’anno però, spiega ancora Rusconi, non è più così. Mentre le strutture restano di competenza cantonale, una modifica di legge varata dal Gran Consiglio ha invece deciso che dal 2014 sono i Comuni demandati a tassare i proprietari dei cani, associazioni animali comprese. L’accordo viene quindi a cadere.
“Dobbiamo pagare la tassa e non possiamo più ottenere il rimborso come avveniva prima”. Un problema, aggiunge, se si pensa alle finanze già non rosee con cui queste associazioni devono barcamenarsi: “Per noi ogni franco conta. E anzi, con la situazione attuale, il paradosso che si viene a creare è che più cani abbiamo in custodia, ossia più si offre il servizio che ci viene richiesto, più paghiamo. Noi come SPALD (ndr. Società Protezione Animali Lugano e Dintorni), ad esempio, abbiamo al momento 36 cani e il conto è presto fatto: sono 1’800 franchi che perdiamo”.
Nel caso dei cani in affido alle associazioni animali infatti, specifica Rusconi, il Comune è chiamato a incassare la tassa di 100 franchi e a parteciparvi nella misura che meglio ritiene. Nel caso della SPALD, il Municipio competente è quello di Taverne Torricella, che ha deciso di fare metà a metà. “Ed è uno dei più economici”, chiosa Rusconi.
Per ovviare provvisoriamente al problema, aggiunge, al momento fra la SPALD e il Municipio sono in corso trattative per raggiungere un nuovo accordo. “Ma il problema va risolto a monte. La mia non è infatti una denuncia contro i Comuni, che fanno solo ciò che ora sono chiamati a fare, ma contro il castello costruito in Gran Consiglio che non ha tenuto conto delle implicazioni per le organizzazioni no profit che forniscono in sostanza un servizio al Cantone. Tutto nasce certo da una svista, ma a cui ora bisogna porre rimedio e auspico vi sia anche da parte del Parlamento un occhio di riguardo per la questione”.
I tempi della politica sono infatti quello che sono, Rusconi spera in un risultato già entro il 2015 e nel frattempo, aggiunge, “per il nostro gruppo (UDC), la collega Lara Filippini sta già preparando un’interrogazione a riguardo”.
Gli spazi d’azione sarebbero comunque disponibili: la legge stessa prevede infatti già l’esclusione dal pagamento di questa tassa per i cani poliziotto o per quelli guida. Basterebbe quindi inserire in questa clausola anche i cani affidati alle protezioni animali.
Perciò, conclude, “spero si arrivi presto a una soluzione, prevedendo ad esempio che i cani non vengano tassati finché non abbiano trovato un proprietario, oppure saremo nella situazione in cui, oltre al danno ci tocca anche la beffa. Nel frattempo cerchiamo di ovviare al problema trattando direttamente con il Comune per trovare una soluzione temporanea, ma per ora a fine anno i soldi andranno pagati. Lo faremo se del caso, ma non mi sembra normale”.