LUGANO - L'avvocato Sarah Stadler, legale di Antonino Venuti, ha chiesto il diritto di risposta per il suo cliente in merito all'inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato alla scoperta a Germignaga, nei pressi di Luino, di un capannone industriale nel quale da diversi mesi alloggiavano degli operai. Il capannone appartiene a una ditta del Novarese, la B.N che ha una succursale anche ad Iragna. Di seguito riportiamo per esteso la presa di posizione dell'avvocato Stadler:"Nel corso delle scorse settimane sulla stampa ticinese e sul portale internet “Libera TV” sono apparsi alcuni articoli concernenti una succursale svizzera di una ditta italiana con sede ad Iragna attiva nel campo edile.In questi articoli ho dovuto purtroppo constatare delle gravi inesattezze inerenti il mio patrocinato (indicato nei diversi testi quale “titolare dell'azienda”), che necessitano di essere rettificate, e ciò in applicazione dell’art. 28g e segg. CC, disposizioni di legge che vengono qui esplicitamente richiamate.Innanzitutto va precisato che il mio cliente, Antonino Venuti (di cui si fa esplicita menzione in alcuni testi), non è mai stato “titolare dell'azienda”, bensì dipendente della succursale di Iragna, con un grado d'occupazione del 30%. In seno a tale società egli ha avuto, peraltro fino al 17 novembre 2014, diritto di firma (procura) collettiva a due, quindi senza alcun potere decisionale.Inoltre, per quanto concerne l'articolo di data 12.11.2014, ore 10:10 pubblicato su “Libera TV”, secondo cui Vincenzo Perretta ed Antonino Venuti siano patrocinati dall'avvocato luganese Yasar Ravi non corrisponde alla realtà atteso che il mio patrocinato mai ha sottoscritto una procura in favore dell'avvocato e/o di altri avvocati alle dipendenze dell'omonimo Studio.Ciò posto, egli non ha nulla a che vedere con i fatti denunciati dai principali mezzi di stampa ticinesi, avvenuti all’interno del capannone industriale di Germignaga, vicino a Luino, secondo cui le Forze dell'Ordine italiane avrebbero scoperto una realtà di irregolarità, di schiavitù sui cantieri utilizzando termini forti che, nella memoria collettiva, riportano a tragedie della storia risalenti alla seconda guerra mondiale.Si precisa che il mio patrocinato non è neppure mai stato nel capannone in questione ed avendo la funzione di procuratore, non rientrava nei processi direttivi e decisionali della succursale della società in questione.A questo proposito si sottolinea che durante i giorni in cui sono avvenute le pubblicazioni dei testi qui avversati, egli si trovava fuori Cantone ed è stato contattato telefonicamente da conoscenti i quali chiedevano cosa stesse capitando e se si trattasse della ditta di cui egli era alle dipendenze".